Ce.S.Te.P.

 
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Cosa fare? Come aiutare?

Per aiutare una persona anziana ad affrontare le sue difficoltà è bene mettersi in una posizione di ascolto, di comprensione e disponibilità, tenendo sempre ben presente la particolarità dei vissuti e delle reazioni emozionali di una persona in là con gli anni, ma considerando anche le risorse personali e l’esperienza che possono essere un valido aiuto per affrontare situazioni nuove o difficili.

L’anziano va incoraggiato a non isolarsi ma, al contrario, a cercare aiuto e compagnia, mantenendo stretti contatti con parenti o amici, con la chiesa (se è credente) o con gruppi che possano sostenerlo.

Altrettanto utili sono le attività fisiche (passeggiate, gruppi di ginnastica), attività artistiche (disegno, pittura, scrittura, ceramica, bricolage), attività ricreative (cinema, teatro, gite sociali), relazioni sociali e culturali (gruppi di incontro, Università della terza età, visite guidate a musei, lettura e ascolto della musica). L’anziano, grazie a tutte quelle attività che possono stimolarlo fisicamente e intellettivamente, può così evitare il rischio di precipitare nell’isolamento e nello sconforto, traendone giovamento sotto vari aspetti.

La cura della propria persona e della propria salute è un obiettivo di primaria importanza. Godere di una salute sufficientemente buona, dà molta più forza per affrontare i momenti difficili. In caso di difficoltà fisiche o psicologiche persistenti, è opportuno incoraggiare l’anziano a consultare il proprio medico di famiglia, offrendosi anche di accompagnarlo, se lo necessario.

Non sempre le persone in età avanzata possono contare sull’aiuto dei loro familiari, soprattutto nel mondo contemporaneo in cui le famiglie vivono una realtà sempre più frammentata e con l’allentamento dei vincoli parentali. In alcune famiglie, purtroppo, i rapporti non sempre sono ottimali e, a volte, vengono meno il rispetto e l’affetto per i nonni, che vengono considerati un peso da sopportare.

L’aiuto all’anziano da parte di familiari e amici dev’essere prima di tutto un sostegno pratico. Fare in modo che all’anziano non manchi un’alimentazione sana e variata adeguata all’età e allo stato di salute, accompagnarlo dal medico e a sottoporsi agli esami clinici. Oppure sbrigargli piccole incombenze (pagare bollette, ritirare la pensione), fargli le pulizie di casa, fargli la spesa, tenerlo impegnato affidandogli la cura dei nipoti o degli animali domestici o affidandogli piccoli compiti che può svolgere senza difficoltà.

I suoi tempi di reazione e di elaborazione, che sono naturalmente più lenti, vanno rispettati. Diventare invadenti, anche senza volerlo, rischia di ottenere effetti opposti, vanificando l’aiuto che si cerca di offrire. Invece di alleviare la loro condizione si rischia, in questo modo, di avere anziani più dipendenti e arrabbiati. Non bisogna infine trascurare coloro che si prendono cura degli anziani. Possono essere familiari o, come capita sempre più spesso negli ultimi anni, badanti stipendiati. Queste persone svolgono un ruolo delicato, devono quindi essere considerate e seguite in modo particolare ed essere sostenute nel loro compito.

La prevenzione sul piano istituzionale

Oltre che ad un primo livello di rapporti personali e familiari, il lavoro di sostegno e di prevenzione è fondamentale anche a livello istituzionale.

Predisporre programmi educazionali ed assistenziali mirati alle diverse esigenze dell’anziano è senz’altro un sostegno valido e una forma efficace di prevenzione dei fattori di rischio e del precipitare dell’abuso alcolico.

Un progetto di ampia portata è “VINTAGE. Buona Salute nell’Età Anziana”. E’ coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e finanziato dalla Commissione Europea e lo si può consultare all’indirizzo web: http://www.epicentro.iss.it/vintage/pdf/VINTAGE%20leaflet_IT.pdf