Adeguate
strategie pubbliche contro la droga richiedono che le Amministrazioni
dello Stato promuovano una cultura istituzionale idonea a contrastare
l'idea della sostanziale innocuità delle droghe e l'atmosfera
di "normalità" in cui il loro uso, non di rado, si
diffonde determinando un pericoloso abbassamento dell'allarme sociale,
fattori questi che contribuiscono a determinare un oggettivo vantaggio
per il mercato criminale nell'offerta di droghe.
Nel corso del mese di novembre 2001, di fronte al Comitato Interministeriale
di Coordinamento per l'azione anti-droga, costituito ai sensi del
D.P.R. n. 309 del 1990, si è insediato il Commissario Straordinario
di Governo, in qualità di responsabile del Dipartimento Nazionale
per le Politiche Antidroga, che avrà il compito di coordinare
le politiche e le competenze oggi distribuite in diversi Ministeri,
così da progettare un Piano Nazionale più incisivo ed
efficace.
Le azioni e gli interventi indicati di seguito sono quelli contenuti
nel Piano predisposto e approvato dal Governo il 14 febbraio 2002,
che avranno attuazione con il coinvolgimento di tutte le componenti
istituzionali direttamente interessate.
Alla luce dei dati più recenti è possibile affermare
che il fenomeno della tossicodipendenza riguarda oggi, in misura largamente
prevalente, l'uso contemporaneo di più sostanze, dalle cosiddette
droghe leggere, alle amfetamine, all'eroina e alla cocaina.
E' anche accertato come l'età del primo approccio con le sostanze
sia in continua e progressiva diminuzione: recenti ricerche hanno
posto in evidenza come essa sia collocabile, per la stragrande maggioranza
dei consumatori di droghe, fra gli 11 e i 17 anni, con la media della
"prima esperienza" stabilizzata ormai al di sotto dei 13
anni.
Allo stesso tempo il passaggio dal consumo della cannabis a quello
delle altre droghe risulta avvenire in tempi sempre più ridotti
rispetto agli anni passati.
Dai dati ufficiali risulta inoltre che:
- il consumo di eroina, nonostante in alcune zone del Paese il trend
dei nuovi consumatori di tale sostanza sia in contrazione, è
in aumento, specialmente attraverso nuove modalità di assunzione
(fumo, inalazione);
- continua il progressivo aumento, peraltro già rilevato, del
consumo di cocaina, che da droga di "élite" si è
trasformata rapidamente in una droga di massa. L'assunzione della
sostanza riguarda, infatti, fasce sempre più diversificate
e giovani di utilizzatori;
- si evidenzia un costante aumento dei consumi di "ecstasy"
e di amfetamine, come indirettamente confermato dall'aumento esponenziale
dei sequestri di questo tipo di droghe;
- il consumo di cannabinoidi coinvolge ormai, secondo le statistiche
più attendibili, oltre un terzo degli adolescenti ed è
un comportamento considerato "normale" da una parte consistente
dell'opinione pubblica, dei mezzi di informazione e perfino da alcuni
soggetti istituzionali.
Le
nuove politiche del Governo in materia di tossicodipendenza
Il Governo italiano intende dare piena attuazione al piano di azione
comunitario e degli indirizzi ONU in materia di riduzione della domanda
e dell'offerta di droga, potenziando, in coerenza con quanto affermato
nel DPEF 2002-2006, le iniziative orientate alla prevenzione dalla
tossicodipendenza, al recupero del valore della persona nella sua
interezza e al suo reinserimento a pieno titolo nella società
e nel mondo del lavoro.
I progetti dovranno essere orientati a:
- promuovere lo sviluppo integrale della persona;
- offrire occasioni di miglioramento dei processi di partecipazione
attiva e di riconoscimento della propria identità;
- contribuire a creare consapevolezza e capacità decisionali
ed imprenditoriali nei giovani;
- offrire concrete occasioni di inserimento nel mondo della formazione
e del lavoro;
- qualificare la vita in termini complessivi, come valore insostituibile.
Per quanto riguarda, poi, le campagne informative, si intende fare
riferimento a dati e ricerche autorevoli, scientificamente credibili
e facilmente "acquisibili" dai giovani, evitando messaggi
approssimativi e contraddittori quali, ad esempio, quelli che minimizzano
i danni provocati dalle sostanze, con superficiali e superate distinzioni
tra le droghe cosiddette "pesanti" e "leggere".
In applicazione dell'Accordo Stato-Regioni del 21 gennaio 1999, le
Regioni e le ASL devono organizzare un'area dipartimentale funzionale
per il trattamento, il reinserimento e la prevenzione dei problemi
correlati all'uso di sostanze psicotrope, legali ed illegali, e per
i comportamenti assimilabili (disturbi dell'alimentazione e gioco
d'azzardo). Detta area dipartimentale deve essere inserita in
un più ampio Dipartimento che comprenda anche l'area della
salute mentale e l'area materno-infantile, al fine di costruire
progetti comuni e coerenti, in particolare sulle "aree di confine"
- quali alcolismo, doppie diagnosi, disturbi dell'alimentazione, gioco
d'azzardo - e di ottimizzare le risorse.
Strutture
socio-riabilitative, pubbliche e private
Le Istituzioni intendono assicurare la disponibilità dei principali
trattamenti relativi alla cura e alla riabilitazione dall'uso di sostanze
stupefacenti e garantire la libertà di scelta del cittadino/tossicodipendente
e della sua famiglia di intraprendere i programmi riabilitativi presso
qualunque struttura autorizzata su tutto il territorio nazionale,
sia essa pubblica che del privato sociale.
Appare quindi necessario intervenire sull'assetto legislativo attuale,
affinché anche le strutture socio-riabilitative, autorizzate
e dotate di apposita equipe multidisciplinare integrata, possano certificare
lo stato di tossicodipendenza della persona ed avviarla, direttamente
verso un programma riabilitativo.
Considerata l'entità del fenomeno e l'obiettivo di avviare
un maggior numero di tossicodipendenti in percorsi riabilitativi,
si rende inoltre necessaria la costituzione di misure per l'edilizia
residenziale, finalizzata alla creazione di nuove strutture e al potenziamento
della ricettività e/o dei servizi delle strutture già
esistenti.
I
tossicodipendenti in carcere
Un problema prioritario è rappresentato dalle migliaia di detenuti
tossicodipendenti ai quali occorre garantire il diritto di accedere,
se ne fanno richiesta e secondo le normative vigenti, a percorsi riabilitativi
alternativi alla detenzione.
Si dovranno, pertanto, snellire le procedure amministrative e potenziare
le presenze di educatori e volontari all'interno delle strutture penitenziarie,
per motivare il maggior numero di tossicomani detenuti a scegliere
la strada del cambiamento e della riabilitazione.
Si rende, infine, necessaria la realizzazione di specifiche strutture
"a custodia attenuata", inserite nel quadro del Dipartimento
di Amministrazione Penitenziaria, gestite in collaborazione con le
realtà del privato sociale e propedeutiche al successivo inserimento
delle persone in programmi riabilitativi "drug-free", sia
presso il carcere che in comunità vigilate.
In
conclusione si possono identificare i seguenti obiettivi prioritari:
- promuovere e attivare una verifica sistematica e in costante aggiornamento
delle esperienze realizzate sui vari territori, tramite le Regioni
e gli Enti Locali;
- promuovere e attivare la piena realizzazione della parità
di prestazione tra sistema pubblico e privato sociale accreditato
-attraverso l' ulteriore evoluzione del modello organizzativo dipartimentale
della assistenza- prevedendone il diretto coinvolgimento a livello
delle Aziende Sanitarie Locali, anche in fase di programmazione delle
risorse;
- promuovere la partecipazione delle associazioni delle famiglie sin
dal momento programmatorio, prevedendone il coinvolgimento nella logica
dell' integrazione interistituzionale;
- inserire nel programma di abbattimento dell'uso e dell'abuso,
oltrechè le sostanze illegali, anche la tematica della prevenzione
dell'alcoolismo (soprattutto giovanile) e del tabagismo e estendere
l'azione anche a settori innovativi di intervento come le dipendenze
comportamentali (es.: gioco d'azzardo);
- attivare programmi di prevenzione e informazione nella scuola;
- migliorare la presa in carico, da parte dei SerT e degli interventi
privati accreditati, dei soggetti inviati dalle prefetture per l'attuazione
di programmi terapeutici, valorizzando l'approccio multidisciplinare
e gli strumenti propri della valutazione multidimensionale, allo scopo
di attivare progetti assistenziali e riabilitativi personalizzati
e coinvolgenti il nucleo familiare;
- promuovere e attivare sperimentazioni e ricerche su effetti, danni
e patologie derivati da uso e abuso di sostanze stupefacenti;
- produrre Linee Guida e protocolli terapeutici per gli interventi
in campo sociale e sanitario;
- attivare sinergie con le Forze dell'Ordine sia sulla repressione
del fenomeno sia, soprattutto, sul loro ruolo fondamentale di prevenzione
attraverso le informazioni, le analisi e i collegamenti internazionali;
- attivare il monitoraggio delle informazioni e della comunicazione
dei mass media e delle campagne della stampa quotidiana;
- utilizzare gli spazi normativi già esistenti (Legge 45/99,
DPR 309/90) e quelli fortemente innovativi in corso di perfezionamento
(revisione del Decreto Ministeriale 444/90) per provvedere alla rivitalizzazione
dei SerT, alla riformulazione dei profili e/o della formazione delle
figure professionali coinvolte (medici, psicologi, psichiatri, operatori,
educatori), alla sperimentazione integrata sul territorio, con le
Regioni e col privato sociale, delle opzioni farmacologiche e dei
trattamenti e garantendo, in particolare:
a) costante attenzione alle condizioni di salute, sia fisica che psichica;
b) l' offerta, a livello territoriale, qualunque sia la struttura
pubblica o privata accreditata di accesso alla rete dei servizi, di
trattamenti di disintossicazione e l'avvio e il monitoraggio di programmi
socio-riabilitativi condotti in condizioni "drug free".
[NdW: il grassetto è del Ce.S.Te.P., non del testo originale]