I bluff.       A volte un coniuge, in uno dei disperati tentativi per spingerlo a smettere di bere minaccia l’alcolista di lasciarlo. Può essere una strategia utile, ma attenzione: non fate mai dei bluff. Non minacciate mai di fare cose che sapete di non poter mantenere. Se decidete quindi di mettere l’alcolista di fronte ad un aut aut dovete poi mettere in atto le minacce altrimenti il gioco verrà presto scoperto e avrete bruciato un'altra possibilità, restando ancor di più prigionieri della sua parte malata.

I sensi di colpa.      Spesso si è portati a pensare: "non vado via perché non posso lasciarlo in queste condizioni", "se lo lascio cosa farà?", "Se lo lascio mi sento cattivo, sarei una carogna a lasciare una persona in queste condizioni". Pensare e dire questo non serve a nient’altro che a restare bloccati in una situazione che non fa bene a nessuno dei due: sicuramente non all'alcolista perché la vostra presenza diventa solo una copertura del suo comportamento malato e gli procura una coperta calda all'interno della quale continuerà ad imbozzolarsi e a proseguire nella sua autodistruzione. Diventereste così, senza volerlo, una fonte di eutanasia, potreste solo accompagnarlo a morire.

Fyodor Bronnikov - In the family

Può anche darsi che non ci sia nient'altro da fare, e allora si potrà solo accompagnare il malato verso l’inevitabile degrado e, in molti casi purtroppo, verso la morte. Ma se pensate che questa persona possa avere qualche possibilità è importante aiutarlo a far emergere gli stimoli necessari per tentare di uscirne. Tutto questo non potrà però avvenire finché avrà intorno una situazione che lo protegge troppo e che gli impedisce di sperimentare le conseguenze del suo comportamento malato.

Nessuno mai decide di fare dei cambiamenti nella sua vita finché non riconosce che qualcosa gli crea dei danni e che non è più disposto a tollerarli.

Troppi discorsi non servono, le parole sono efficaci solo quando sono seguite dai fatti.

Frequentemente succede che il malato, di fronte alle pressioni, possa dire: "va bene mi hai convinto ma andrò dal medico la prossima settimana o dopo le ferie". In realtà non serve e non è affatto ragionevole rimandare perchè il problema è grave e va affrontato subito, ogni ora che si perde aumenta le possibilità di ulteriori danni che si aggiungono alla lista di quelli già presenti. Il problema deve essere affrontato, tanto vale allora farlo subito. Rimandare è qualcosa che l'alcolista fa sempre ed è un sistema pericoloso che non fa altro che perpetuare la malattia.

Fyodor Bronnikov - In the family

L’alcolista deve prendersi la responsabilità delle conseguenze del suo agire, altrimenti non avrà mai motivi sufficienti per decidere di smettere.
A volte si cerca di "coprire" una mancanza per evitare a lui e alla famiglia delle brutte figure. Ma questo purtroppo non serve: gli altri si accorgono benissimo del problema anche se non lo dicono apertamente. Cercare di tenerlo nascosto è un altro sistema per mantenere attiva la malattia.

Tutto questo è più facile a dirsi che non a farsi: la vita di tutti i giorni è complessa e si deve fare i conti con il coinvolgimento emotivo, per cui non sempre è facile mantenere la calma e la lucidità necessarie per prendere decisioni difficili che riguardano persone a cui si vuole bene. Per questo, a volte, la famiglia non riesce a farcela e, in questo caso, può essere di grande aiuto rivolgersi ad esperti che possano consigliare sulle strategie più efficaci e aiutare a sostenere le scelte difficili che si rendono necessarie.

Fyodor Bronnikov - In the family

Molte volte, come abbiamo visto, il familiare si sente in colpa quando non aderisce alle richieste del malato che vuole imporre il suo stile di vita e la richiesta di complicità. In realtà, compiacendolo, non lo aiuterebbe e un intento altruista si trasformerebbe in un favoreggiamento della malattia. Rischierebbe solo di precipitare con lui in una forma deleteria di Co-dipendenza. Vale a dire che si rischia di rimanere inestricabilmente e patologicamente legati finendo per “dipendere da chi dipende”, per essere schiavi del comportamento del malato che, a sua volta è dipendente dal familiare. Questi può sentirsi attribuire un ruolo molto forte che lo rende importante e centrale e per questo il dedicare tutta la propria vita e tutto se stesso all’ammalato, sacrificando tutto il resto di sé, può essere gratificante all’inizio, ma, pian piano ci si rende conto di percorrere una discesa più o meno veloce verso l’annullamento di se stessi danneggiando contemporaneamente anche l’ammalato che viene così privato di ogni senso di responsabilità.

Può aiutare ricordarsi del vecchio adagio per cui "la migliore forma di altruismo è un sano egoismo". Al di là del paradosso, significa che l’egoismo non è sempre e solo un atteggiamento negativo, certamente lo è quando significa voler danneggiare altri per avere un tornaconto personale. E' invece un atteggiamento positivo quando mira a difendere se stessi, il rispetto “di sé, la propria dignità. Se una persona ha rispetto di sé ha le idee chiare, si comporta con fermezza, è una persona schietta che obbliga l’altro a confrontarsi con le sue responsabilità mettendolo di fronte a quei limiti che la malattia dell'alcolismo gli ha fatto perdere. E' questo uno degli obiettivi principali dei nostri gruppi di terapia per i familiari, dove si impara a stare il meglio possibile per poter gestire e convivere con una situazione di malattia così difficile. Il motto che uno di questi nostri gruppi si era dato era: "Star bene per far star bene, curarci per curare".

Fyodor Bronnikov - In the family