Ce.S.Te.P.

 
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I sonetti

(Sonnet 129)

 by William Shakespeare

The expense of spirit in a waste of shame
Is lust in action: and till action, lust
Is perjur’d, murderous, bloody, full of blame,
Savage, extreme, rude, cruel, not to trust;
Enjoy’d no sooner but despised straight;
Past reason hunted; and no sooner had,
Past reason hated, as a swallow’d bait,

On purpose laid to make the taker mad:
Mad in pursuit and in possession so;
Had, having, and in quest to have, extreme;
A bliss in proof,— and prov’d, a very woe;
Before, a joy propos’d; behind a dream.
All this the world well knows; yet none knows well

To shun the heaven that leads men to this hell.

Spreco di spirito in vergognoso scempio
É la lussuria in atto, e finché è in atto, la lussuria
É spergiura, assassina, ricolma di sangue e di colpa,
Selvaggia, estrema, brutale, crudele, infida;
Appena goduta, subito disprezzata;
Dissennatamente rincorsa, e appena avuta,
Dissennatamente odiata, come inghiottita esca a bella posta

Tesa a render chi la prenda folle:
Folle nella caccia come nel possesso;
avendo avuto, avendo e cercando di avere, estrema
Beatitudine alla prova, — e provata, una gran pena;
Prima, una gioia promessa; poi, provata, un sogno.
Ben sa tutto questo il mondo, ma nessuno sa ben ancora

Come sfuggir quel paradiso che gli uomini a tal inferno induce.


(Sonnet 18)

 by William Shakespeare

Shall I compare thee to a summer's day?
 

Shall I compare thee to a summer's day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer's lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed;
And every fair from fair sometime declines,
By chance, or nature's changing course, untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou ow'st,
Nor shall death brag thou wand'rest in his shade,
When in eternal lines to Time thou grow'st.
   So long as men can breathe, or eyes can see,
   So long lives this, and this gives life to thee.

Devo paragonarti a una giornata estiva?

 

Devo paragonarti a una giornata estiva?
Tu sei più incantevole e mite.

Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di Maggio
E il corso dell’estate è fin troppo breve.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo

E spesso il suo aureo volto è offuscato,

E ogni bellezza col tempo perde il suo fulgore,

 Sciupata dal caso o dal corso mutevole della natura.
Ma la tua eterna estate non sfiorirà,

Né perderai possesso della tua bellezza;
Né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra,

 Poiché tu cresci nel tempo in versi eterni.


   Finché uomini respirano e occhi vedono,

 
   Vivranno questi miei versi, e daranno vita a te.

 

 

Audio

Shakespeare 450°: i sonetti di Radio Rai 3