Il racconto del padre di una ragazza in trattamento affetta da anoressia nervosa: Belfagor

Destinato a qualunque genitore che viva una situazione di forte disagio di rapporti con una figlia.

Sono un genitore di una figlia in cura per anoressia nervosa di tipo restrittivo da due anni.
Mi è difficile sintetizzare in una testimonianza la gravità del disturbo e la complessità della cura, che in questi due anni ha portato mia figlia a ottenere sostanziali miglioramenti; mi sforzerò in ogni modo di farlo. Mi scuso per l'eventuale inadeguatezza delle spiegazioni. Per rispetto della volontà di mia figlia le mie testimonianze saranno firmate con uno pseudonimo.
Due anni di vita di terapia molto complessa sono serviti nel primissimo periodo a salvare la vita di mia figlia e in tutto il periodo seguente, che perdura tuttora, a costruire molto lentamente una situazione di atteggiamento mentale, di rapporti ecc. tali da sperare di riuscire a riportarla ad essere una ragazza normale.

I punti più rilevanti degli effetti della malattia sono ben dettagliati nella parte medica di questo sito. Chiunque tu sia, ammalata/o, genitore, parente, fidanzato/amico della persona ammalata, nella sezione di questo sito ove sono esposti i pareri di medici competenti in questa malattia troverai forse delle risposte su come comportarti o dove rivolgersi per avere assistenza.

Non posso non nascondere che questi due anni di gestione della malattia di mia figlia sono stati molto difficili e pesanti. Poiché ancora oggi la medicina non è in grado di supportare la terapia con farmaci, buona parte della cura è basata su terapia comportamentale da parte di terapeuti di varie specialità: nutrizionista, psicologo, gruppi di confronto.
Credo sia anche difficile capire, per chi non è ancora in terapia, cosa significhi giorno dopo giorno partecipare alla rieducazione alimentare di un ammalato di anoressia. Vi riassumo la mia esperienza.
Mia figlia ha accettato di cominciare la terapia quando, sull'orlo di un crollo fisico totale per grave denutrizione, a seguito di forti pressioni mia e della madre ha accettato il confronto con uno psichiatra esperto di Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

La fase iniziale della terapia prevede "l'alimentazione meccanica" termine tecnico usato dai medici per indicare il cibo che deve essere assunto come una medicina, perché è assolutamente necessario che l'ammalato si riabitui a mangiare correttamente dopo mesi o anni di digiuni.
I pasti devono essere consumati in presenza di un assistente. Nel mio caso la persona unicamente accettata per tale ruolo di assistente è stata mia moglie e, dopo alcuni mesi, la sorella. Questo fatto ha significato un gran sacrificio di fatica fisica/psicologica e di tempo da parte di mia moglie e dell'altra mia figlia e una grande sofferenza psicologica mia. Ancora oggi la situazione non è cambiata e la mia sofferenza per il senso di esclusione rimane grande.
Oltre all'alimentazione mia figlia ha dovuto seguire una terapia con un notevole impegno di tempo per le sedute di confronto (terapia di gruppo) con altre ammalate, incontri con la psicologa e controlli del medico nutrizionista. I confronti con ammalate simili determinano una lenta maturazione, ma anche rabbia che si scarica sui terapeuti o sui familiari. Mantenere fermezza e disponibilità serena all'aiuto è un connubio molto difficile da gestire, ma va in ogni caso fatto.
In questi due anni ciclicamente abbiamo sopportato crisi di rabbia; per dare un'idea delle ossessioni riporto delle frasi ricorrenti: "I medici mi fanno mangiare come un maiale"; "Non è assolutamente necessario che mangi queste quantità"; "Mi hanno imposto un valore effettivo del peso da raggiungere che è assurdo"; "Posso benissimo farcela da sola"; "Ora voglio studiare, quindi non voglio seguire la terapia". Le frasi riportate e i tentativi di comportamento impulsivo e deviante sono solo un minimo campionario delle obiezioni che si ricevono spesso in modo violento.

La terapia prevede anche sedute settimanali di genitori e parenti. In queste sedute si confrontano situazioni vissute e comportamenti tenuti con la moderazione e l'aiuto di un terapeuta. Devo riconoscere che queste sedute hanno contribuito in modo sostanziale a farmi apprendere in modo corretto il comportamento da tenere in casa da parte di genitori/parenti. Nel mio caso specifico hanno contribuito anche a migliorare i rapporti tesi con mia moglie, rapporti esasperati dallo scatenarsi della malattia della figlia.

La mia fatica e sofferenza per combattere la malattia la potrei definire "una guerra da trincea". Il miglioramento fisico mediante la terapia nutrizionale è molto rapido, come è successo a mia figlia e a molte altre ragazze ammalate; dopo pochi mesi era finito il pericolo di vita da digiuno ed erano anche migliorati i così detti "sintomi da digiuno". Entro un anno è tornato il peso normale e sono tornate la mestruazioni. La guerra di trincea per arrivare ad un comportamento psicologico e sociale normale è però continuata e continua tuttora. Guerra di trincea significa a volte migliorare le posizioni per un mese e poi perderle in due giorni per una crisi imprevista, determinata da fattori fuori controllo (un'amica che le ha detto di vederla un po' grassa, un'altra ammalata che le ha fatto un confronto su comportamenti sbagliati, un'osservazione sbagliata di un familiare, gli esempi sono infiniti). Mi piace raccontarla così perché i nostri nonni sul Carso raccontavano di giorni e giorni di battaglie per avanzare di un metro contro gli Austriaci o conquistare una semplice collinetta. Poi succedeva dopo 15 giorni di perdere il metro o la collinetta e arretrare di un chilometro la linea di difesa. Alla fine i nostri nonni hanno vinto.

Bisogna accettare con coraggio che in una guerra di trincea capiti di perdere delle battaglie (la Caporetto della storia, che io traduco oggi in: crisi di uscita temporanea dalla terapia, crisi isteriche con confronto duro in famiglia ecc.).
Bisogna imparare a rassegnarsi a tempi lunghi; le crisi vanno prese come benefiche e di crescita, di esperienza e di maturazione. L'unica cosa che conta alla fine è vincere la guerra.
Oggi mia figlia non è certamente guarita, ma non è in pericolo di vita, i comportamenti in famiglia sono molto migliorati, l'alimentazione è normale anche se, in fase di crisi, è a volte mal sopportata. In termini tecnici i medici chiamano questa situazione "astinenza". Un traguardo più importante da raggiungere è la "sobrietà", che significa essere ritornati a una totale autonomia nella gestione dell'alimentazione, a un equilibrio di relazioni e una capacità adeguata di gestire l'impulso a ridurre l'alimentazione di fronte a qualsiasi problema si presenti nella vita. Non so se mia figlia raggiungerà mai la vera sobrietà, come genitore devo rimanere nella trincea e sperare che alla fine tale fenomeno si avveri.

Forse sei un genitore che sospetti una malattia anoressica nella figlia/o perché:

  • Ha cominciato una dieta tempo fa con una motivazione qualsiasi e poi non si è più fermata, oppure non ha mai dichiarato di volere iniziare una dieta ma, di fatto, si è messa a mangiare molto meno.
  • E' fortemente dimagrita e, nonostante le osservazioni, continua il suo comportamento di non mangiare quasi nulla.
  • Per non essere controllata, tendenzialmente non mangia con il resto della famiglia e dichiara che preferisce mangiare da sola.
  • Quando costretta a stare a tavola con il gruppo famigliare, inventa qualsiasi sistema per rifiutare qualsiasi tipo di cibo proposto, oppure avanza nel piatto la maggioranza del cibo proposto.
  • Quando va a fare spesa, sceglie in modo ossessivo cibi a basso contenuto calorico e rifiuta gli altri.
  • Frequenta in modo esagerato palestre, piscine, centri di fitness, scuole di danza ecc.
  • Studia o lavora in modo ossessivo, dedicandovi un numero esagerato di ore, a parte quelle impegnate dall'eccesso di attività motoria (palestre ecc.)
  • Si è isolata fortemente dalle solite amiche/amici, compagne/i di scuola che aveva sempre avuto. Rifiuta di mantenere i contatti.
  • La tensione in famiglia è diventata molto elevata, sia nei rapporti della figlia con gli altri componenti del gruppo famigliare sia fra i membri stessi.
  • Il dimagramento eccessivo è molto evidente ma l'ammalata non sembra avvedersene. E' ossessionata dalla paura di ingrassare.
  • Le mestruazioni sono sparite o diventate molto saltuarie.

Se riscontri in tua figlia molti dei fattori sopra elencati, lei può essere seriamente ammalata di anoressia nervosa.

Se vuoi chiedere aiuto, ottenere migliori conoscenze su cosa fare o dove rivolgersi, invia le tue domande nella pagina FORUM di questo sito.

In breve tempo riceverei delle risposte o chiarimenti aggiuntivi.

  1. Se le domande sono generali (indicazioni di comportamento, cosa fare, dove andare, domande sul comportamento della figlia/o ecc.), saranno altri genitori che hanno già passato le stessa storia e oggi hanno la figlia guarita o molto migliorata a inviarti risposte o consigli.
  2. Se le domande sono specificatamente mediche, sarà un team di medici specializzati in questa patologia a fornirti informazioni.
  3. Le risposte sono totalmente gratuite. Il sito è proprietà di un gruppo di medici che si occupa di queste malattie da diversi anni con esiti confortanti. All'aggiornamento del sito e delle risposte di aiuto partecipa un gruppo selezionato di genitori che hanno o hanno avuto le figlie in terapia; la loro opera è puramente volontaria e gratuita.
  4. Il presente sito Ce.S.Te.P. è collegato a un team di medici che da anni si occupano di tale patologia. Nel sito puoi trovare l'indirizzo completo della clinica e dei medici che operano e gli indirizzi di tutti i centri/cliniche pubbliche e private dove medici specializzati si occupano di questa patologia (Link).

Ricorda:

  • L'anoressia è una malattia da curare come si cura qualsiasi altra malattia grave.
  • I genitori o i familiari non devono colpevolizzarsi a vicenda della malattia del congiunto. L'ambiente familiare può essere una concausa dello scatenamento della malattia, ma non certo l'unica. Allo stato attuale la medicina non ha ancora trovato una vera unica causa scatenante la malattia.
  • I genitori o i congiunti non devono vergognarsi della malattia del familiare; devono, se mai, collaborare tutti insieme alla terapia.


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