Scrivono sei ragazze affette da disturbi del comportamento alimentare:
Federica

1- E' difficile dire basta, è difficile dire AIUTATEMI,
ma è l'unico modo per salvarsi la vita

Bulimia e anoressia… parole che mi fanno ancora paura, ma c'è differenza dal saperle pronunciare ed affrontare rispetto al mio precedente tentativo di nasconderle.
Odio: una parola che ho pensato tante volte, una parola che mi ha accompagnato per diversi anni, anche se io dicevo amore. Opposti che sono della stessa famiglia, così come era il mio amore-odio verso di me, il mio amore-odio verso il mio corpo, il mio amore-odio verso il cibo… Non pensavo fosse possibile vivere in modo diverso, non pensavo che potesse esistere una vita serena.
Non riuscivo a fermarmi, un vortice mi aveva preso e non mi lasciava. Mi sentivo impotente di fronte "all'altra me", quella che mi comandava e che mi distruggeva.
"Non sono malata" mi continuavo a dire "Se fossi davvero magra e se svenissi ogni momento allora mi curerei, ma non è così, io sto bene" (e intanto dentro di me piangevo)
Non so per quanto tempo avrei potuto fare ancora quel discorso…non penso tanto, perché mancava poco alla fine. La fine del corpo non so quando sarebbe arrivata, ma la fine della mia vita e la fine delle mie emozioni c'erano già.
E' difficile dire basta, è difficile dire AIUTATEMI, ma è l'unico modo per salvarsi la vita.
Con che presunzione potevo pensare di farcela da sola?! Questo non è un gioco a premi! Questa è una malattia mortale, ma c'è un modo per salvarsi: chiedere aiuto e fidarsi.
L'anoressia e la bulimia ci hanno diviso in tanti piccoli pezzi che devono essere ricomposti, prima che una folata di vento li porti via, facendoci chiudere gli occhi per sempre.
Federica.

Torna all'inizio

2 - Fra anoressia e bulimia

Camminare camminare senza mai fermarsi, camminare per bruciare, per sudare, per sentire la testa pulsare e le gambe farmi male. Non mi potevo fermare, mai. Camminare non bastava, quando studiavo facevo ginnastica, quando dormivo, se dormivo, continuavo a rigirarmi nel letto. Stare ferma voleva dire farsi attaccare da quel mostro che mi continuava a rincorrere. Cos'era non lo so, cosa vedevo in quella paura di ingrassare non ne ho idea, ma non mi lasciava mai; alle volte pensavo di essere pazza, di essere posseduta, facevo cose che neanche io spesso capivo. Decidevo di mangiare, ero convinta: questa volta ce l'avrei fatta….Mi avvicinavo a un pezzetto di pane e pianti, pianti ininterrotti, disperazione, odio, rifiuto…niente, non ci riuscivo. Era facile dire "Mangia", solo chi si trova nel mezzo di questo vortice può capire com'è difficile portare la forchetta alla bocca, sembra di ammazzarsi, di andare totalmente contro se stessi.

"Mangia… mangia… mangia…": quante volte sono risuonate dentro la mia testa queste parole, quante volte mi hanno assicurato che era questione di volontà. Un giorno lo feci, mangiai: non mi sono più fermata! Solo dopo capii che la cosa era normale, visto che tutte le volte che mangiavo poi vomitavo. Quantità enormi di cibo, neanch'io riuscivo ad immaginare dove andasse tutta quella quantità di biscotti, di focacce, di pane, di dolci - questo quando era facile procurarsi il cibo.
Crisi di astinenza? Non so se chiamarle così, ma alle volte era talmente forte e doloroso il desiderio di mangiare che mi sembrava di impazzire, potevo farmi male, e alle volte l'ho fatto: non sopportavo quel dolore, avevo deciso di non provarlo più. In qualsiasi caso, in qualsiasi situazione avrei sempre trovato da mangiare e un luogo per vomitare. Me lo giurai, e così fu. Non c'era città, non c'era persona, non c'era circostanza che potesse impedirmelo. Avevo i miei trucchi, le mie strategie, i negozi dove tutto costava mille lire, ma i soldi diventarono un problema. A casa non c'era più niente, il conto in banca era in rosso; cercavo i soldi per casa, nelle tasche, me li facevo prestare, vendevo delle mie cose, volevo anche chiedere l'elemosina, e un giorno mi misi per farlo, ma non potevo, non potevo fare una cosa del genere alle persone che veramente avevano bisogno.
Decisi: continuai a prelevare finché non ci fu un richiamo dalla banca. Non m'interessava, non m'interessava più niente, di niente e di nessuno, perché tutto mi faceva male, tutto mi faceva soffrire, era meglio non provare emozioni piuttosto che piangere.

Dicevo tante belle parole, ma mentivo, mentivo a tutti, e soprattutto mentivo a me stessa.

Volevo ridurre al minimo il mio corpo per non intralciare, per non trovarmi a invadere lo spazio altrui, per non farmi vedere, per dissolvermi lentamente.

Non volevo mangiare perché il cibo era sporco, il mio corpo era sporco.

Dovevo mangiare per riempire quel vuoto, quel vuoto che mi portava al buio e al freddo.

Dicevano che ero io a decidere di essere così e di vivere quella vita, o forse non lo dicevano, ma ero io a sentirlo; ad ogni modo solo adesso so che anoressia e bulimia sono mali mortali che colpiscono e che ci portano in quell'inferno terrestre da cui però si può uscire. Magari ognuno con tempi diversi, con metodi diversi, ma ci sono testimonianze che confortano l'esito positivo della propria terapia, quindi perché noi non ci dovremmo riuscire?

Fa male curarsi, è davvero doloroso, è un percorso lungo e faticoso, ma ne vale la pena!

Non mollare… non sei sola… uccidi quel mostro che c'è in te, fatti aiutare… è l'unico modo per uscirne!!!

Federica

Torna all'inizio

3 - La speranza di un bambino

Queste righe sembrano fuori luogo, ma non è così: il passaggio verso un mondo adulto è un sentiero talvolta angusto e costellato da molte asperità, ma obbligato per curarsi da malattie del disturbo del comportamento alimentare.

"Non sei preoccupata, sei in amenorrea?"
Preoccupata? Assolutamente no, era così comodo non avere il ciclo. Era solo un fastidio, doloroso, costoso e inutile. Mi dicevano che non avrei potuto avere bambini, ma io non ci credevo. La scienza e la medicina mi avrebbero aiutata; e poi era così difficile pensare al futuro. Io probabilmente non ci sarei arrivata al futuro! Proprio non mi interessava, anzi, mi faceva schifo. Mi dava un senso di sporco, di malato, di… no, non lo sopportavo.

Dopo quasi due anni di terapia, mi sento donna. Che parola difficile! Rifiutando il ciclo rifiutavo anche il pensiero di diventare donna. Ora sono ancora giovane, ma mi capita di pensare al futuro, ora che il presente è più limpido, ad un futuro da mamma, al pensiero di poter dare vita. Io che volevo togliermi la vita, desidero darla? Com'è possibile? E' possibile, perché la vita non è bella o brutta, la vita è qualcosa di speciale, è il regalo più grande e più sincero, è il dono dell'amore.
Credimi, essere donna non vuol dire avere tot anni; essere donna è qualcosa di più: non te lo so spiegare, ma quando ci si avvicina, si sente ed è bello, è luminoso… io non ci credevo…
Federica

Torna all'inizio


Ritorna ad inizio pagina

Se il vostro browser non visualizza i pulsanti di collegamento, selezionate le pagine dai link sottostanti

Home Page

Alcolismo

Disturbi alimentari

Gioco d'azzardo

Contatti

FAQ su alcolismo

Profili medici

Su di spirito

Centri d'aiuto

Link

Libri

Pubblicazioni

Novitą

Archivio

Aiutodipendenze

Testimonianze

Forum

Sommario

Per informazioni di carattere medico inviare l'e-mail a: staff.medico@cestep.it
Webmaster: webmaster.guido@cestep.it

Copyright © 2001-2008 Centro per lo Studio e la Terapia delle Psicopatologie