Scrivono sei ragazze affette da disturbi del comportamento alimentare: Francesca

Ho cominciato come "per gioco"...

Questa è la storia di Francesca, una ragazzina di 13 anni in cura per anoressia nervosa. Ha scritto questa lettera “immaginaria” come tema in classe dal titolo “Racconta un’esperienza significativa della tua vita”.

Cari compagni,
vi scrivo per spiegare il motivo per cui sono stata assente in questo ultimo mese e vi ringrazio di quanto avete fatto per me. Dalla metà di maggio sono ospitata presso la clinica privata di un piccolo paesino di Como: Appiano Gentile. Questo mio ricovero è dovuto al fatto che ho cominciato, come “per gioco”, a diminuire progressivamente la quantità di cibo. Mi sono accorta che più quest’ultimo diminuiva, l’attività fisica aumentava, fino a diventare in questi ultimi mesi incontrollabile.

Tutto è cominciato l’estate scorsa, al ritorno dalle vacanze. Durante la permanenza al mare, mangiando regolarmente ai pasti ero diminuita qualche chiletto. Allora ero fiera del mio aspetto fisico e mi sarebbe piaciuto mantenerlo tale. Avendo paura di non riuscirci, ho cominciato a restringere la quantità di cibo e considerare lo sport, che da sempre pratico con intensità, l’unico modo per bruciare calorie. Quando i miei genitori si sono accorti di questo mio accanimento con lo sport, me lo hanno proibito. Io ero molto dispiaciuta e ho pensato che, se facendo tutta quell’attività, mangiavo così poco, proibendomelo avrei dovuto mangiare ancora meno, fino a ridurre il mio pasto ad un solo frutto. Giunta a questo punto non sono più riuscita a controllare la ginnastica: era diventata un’ossessione; io per permettermi di mangiare dovevo fare attività e dopo aver mangiato dovevo muovermi per bruciare. Ero disperata, ho resistito per due mesi, poi mi sono rivolta alle persone che sentivo vicine, per chiedergli un grande aiuto. Loro mi davano consigli dicendomi di mangiare un po’ di più, ma per me quello era il modo per dimostrare quanto valevo, io credevo che gli altri mi ammirassero, ma mi sbagliavo: quello era un modo per distruggersi.

Dato che mi reputo una ragazzina abbastanza intelligente, ho capito che non potevo continuare così. Ho chiesto ai miei genitori di ricoverarmi in un posto dove mi potessero dare una mano, io volevo (e voglio tuttora) guarire. Mio papà, data la mia grave condizione e la mia volontà di guarire, ha chiesto di ricoverarmi urgentemente. Ricordo bene quel giorno: sono salita in macchina piangendo, ma d’altra parte ero felice perché stavo andando a curarmi. Appena arrivata all’ospedale, ho incontrato un dottore che subito mi ha illustrato la terapia a cui sarei stata sottoposta. Vi dico brevemente di cosa si tratta: è una riabilitazione nutrizionale, un’alimentazione meccanica che consiste nel mangiare senza pensare. Io all’inizio ero un po’ restia, poi ho capito che era il mio bene e mi sono messa al lavoro. Ho concordato assieme al medico degli alimenti come carne, pesce, pasta che nel tempo sono aumentati in quantità. Solo ora mi accorgo di quanto… I medici mi hanno dato tutte le disposizioni per il ricovero: una settimana di black-out completo senza contatti con l’esterno, niente fumo, niente alcol, alimentazione… niente attività fisica. Da sola non ce l’avrei mai fatta, così mi hanno affiancato un’assistente ventiquattrore su ventiquattro, disposta a controllarmi e ad aiutarmi nei momenti di difficoltà. Io, così fifona, che non sono mai stata un giorno in ospedale, lì sola ad affrontare la mia malattia: l’anoressia nervosa, che porta a scaricare sul cibo un’ansia interiore. Per rimettermi un po’ in forze mi hanno “bombardata” di medicine (Viterra, Polase, Supradine)…ah dimenticavo il cibo, la medicina più importante. Sì il cibo è la mia medicina, è come uno sciroppo amaro che ti fa stare bene.

Così ho iniziato la mia terapia, ho iniziato a incontrare psichiatri, psicologi, di tutti un po’. So solo che tutti loro cercano di aiutarmi a guarire, è come un gioco di squadra: io sono l’attaccante, loro i difensori. Noi vogliamo vincere!
Un ulteriore aiuto mi è fornito dal DCA , un gruppo di ragazze (ormai guarite) che riportano la loro esperienza per condividerla con persone come me, che invece non hanno ancora superato questi problemi.

In questa grande clinica non si affrontano solo problemi legati all’alimentazione, ma anche all’alcol, al fumo, all’uso di droghe, ecc. Vi sono infatti gruppi di etilisti, ex-tossicodipendenti, persone depresse ecc. Io mi sono inserita abbastanza bene tra queste persone, che hanno cercato in tutti i modi di coinvolgermi e di starmi vicino nonostante i loro problemi. Io nutro tuttora un profondo odio verso i medici, li vedo come coloro che mi vogliono fare ingrassare, che mi proibiscono di praticare sport, ecc.
Le cose spero cambieranno quando inizierò a sentire i benefici dei miei sacrifici. Quanti problemi e quante lacrime davanti a un piatto troppo pieno, ad una porzione troppo abbondante… ma se penso che sono la mia medicina, chiudo gli occhi e mando giù. Dopo è una vera tragedia, mi sento un sacco di sensi di colpa, sento il bisogno di muovermi in continuazione, ma so che mi controllano e mi devo trattenere, così rivolgo il mio pensiero altrove.

Per quanto riguarda la lontananza che mi separa dalle persone care, so che esse mi sono comunque vicine con il cuore. Questo è quello che mi fa sentire meglio nei momenti di difficoltà.
Adesso sono tornata per un paio di giorni per affrontare gli esami, ai quali tengo molto, dopo di che tornerò in clinica per continuare la terapia.

Il mio lungo cammino verso la riconquista della serenità è cominciato, ma dovrà continuare anche a casa, con l’aiuto di tutti voi. Io voglio guarire, voglio riconquistare la serenità e riprendere a divertirmi come facevo prima di ammalarmi. E anche se per quest’anno non potrò venire in piscina a giocare con voi, so che mi siete vicini e vi ringrazio per quello che avete fatto. Siete dei veri amici!

Francesca


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