La testimonianza dei familiari di alcolisti, ora in sobrietà:
Laura

Il NOA ci ha aiutati ad essere ancora una famiglia unita

Mi chiamo Laura, da 45 anni sono la moglie di Claudio, alcolista in trattamento.
La nostra vita comune inizialmente è stata ricca di tutti i contenuti che cementano una coppia: amore, un figlio Cristian che ora ha 28 anni, solidarietà, progettualità e tanta voglia di stare insieme. Insieme abbiamo costruito una vita piena di soddisfazioni soprattutto nell’ambito lavorativo dove Claudio si è realizzato, facendo molti sacrifici e dedicando molto tempo al lavoro, a discapito della famiglia. Questo percorso, che apparentemente pareva essere appagante, ci ha allontanati e Claudio un po’ alla volta ha cominciato ad abusare dell’alcol. Per molti anni ha sempre "bevuto" solo nei fine settimana e alle feste, sempre in compagnia di amici comuni. Questo è stato l’inizio del nostro allontanamento e delle incomprensioni. La dinamica era questa: Claudio beveva e negava l’evidenza, provocando continue discussioni fra di noi e costringendomi, mio malgrado, a declinare per molti anni inviti a cene e feste, frequentando comunque, di tanto in tanto, gli amici di sempre, verso i quali provavo molta vergogna, fingendo uno stato di normalità. Poi la solitudine si è fatta più soffocante; sono stata per anni chiusa in casa tutti i fine settimana, durante i quali Claudio con una scusa banale usciva per bere ed io disperata e ansiosa lo aspettavo, convinta che nessuno se ne sarebbe accorto. La casa era diventata per me un carcere sicuro, con la consapevolezza che il problema era solo nostro e che non si poteva condividere con nessuno.
Per sopravvivere a quell’incubo, mi davo queste giustificazioni: "è un buon marito, un ottimo padre e un gran lavoratore, prima o poi passerà"; sì, perché durante le ore di lavoro era sempre sobrio e attento. Tutto è precipitato quando l’azienda, che deteneva con altri soci e di cui era diretto responsabile, e nella quale lavorava già da 4 anni anche nostro figlio Cristian, gli è stata sottratta per complesse conflittualità interne. Da quel momento in poi, anche se Claudio e Cristian lavoravano appoggiandosi ad un’altra struttura simile alla nostra, le cose sono precipitate. Claudio è entrato in depressione e ha cominciato ad usare l’alcol come antidepressivo, e così per quasi un anno ne ha fatto uso quotidianamente. Sia io che mio figlio abbiamo sofferto moltissimo, ma mai per un attimo ci siamo arresi. Parlare con lui era impossibile perché da buon alcolista negava sempre l’evidenza. A quel punto ho cominciato a chiedere aiuto e così lo psichiatra che gli ha prestato le prime cure ci ha segnalato il NOA, dove è stato seguito in tutto e per tutto con controlli medici e adeguata terapia. Grazie alla forza di volontà di Claudio e alla nostra determinazione siamo ancora una famiglia unita; si, è vero, con tanti problemi ancora da affrontare, ma senza alcol. Questa nostra esperienza spero sia utile a tutte le famiglie che hanno un problema di alcol dipendenza e che possono trovare come noi un valido aiuto nella struttura del NOA.
Ringrazio di cuore tutto lo staff del NOA di Sesto San Giovanni, il Dott. Pietro Algisi e il Dott. Allesandro Ballarini e il Gruppo condotto da Gianpaolo Premoli.

Laura
26/02/2003

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