Gli alcolisti in sobrietà si raccontano: Nicola

Esperienza.

Tutte le cose cominciano sempre dall’inizio: un libro s’incomincia dal titolo, una casa dalle fondamenta, una pianta dal seme, la vita da quell’atto amoroso. Io, invece, non comincerò la mia esperienza dall’inizio, ma dalla fine perché voglio godermi il “Dopo” e cercare di dimenticare il “Prima”, ma devo ricordarlo perché, forse, potrò dare anch’io un contributo come stanno facendo i mie nuovi amici con me. Scrivo la mia esperienza come parlando a me stesso, d’altronde ci sono abituato, tante volte mi ritrovo a casa a parlare tra me come uno scemo. Beh, comincio.

DOPO

La giornata è bella, malgrado l’autunno. C’è ancora il sole e di fronte a casa mia c’è gente seduta fuori dalla loro casa, che se lo gode; anch’io me lo godo soffermandomi davanti ai gradini di casa e guardo il cielo terso (sono anni che non mi fermo a guardarlo.).
Poi decido e salgo. Entro in cucina, do uno sguardo al frigo e sento lo stomaco che reclama dalla fame (da quanto tempo non sento il gorgoglio dello stomaco, per la fame ), decido cosa mangiare e lo preparo. Mi siedo, mangio, intramezzando i bocconi con dell’acqua, (C*, se è buona l’acqua non ha nessun gusto, ma è fresca e limpida.) Finita la cena, sparecchio, accendo il televisore e mi siedo sulla mia poltrona; non è esattamente una poltrona, ma è comoda.
Ho la mente pulita, senza offuscamenti, forse non del tutto perché è ancora presto, ma abbastanza da seguire il film e poterlo poi raccontare. E’ bello! Pian piano sto riacquistando la memoria, non tutta, ma ci va tempo.
<<Ora puoi decidere, Nicola.>>, dico tra me: <<Decidere se stare davanti al televisore oppure davanti al computer a scrivere il tuo libro>>. A proposito del libro; spengo il televisore, accendo il computer e nell’attesa mi gusto ancora un sorso d’acqua. Mi siedo e ricomincio a scrivere il mio romanzo; certo a volte mi blocco, ma è solo perché manca l’ispirazione, poi la ritrovo e vado avanti spedito.
<<Ehi, Nicola! Sono solo pochi giorni e sei arrivato al quinto capitolo; andrà meglio più avanti, vedrai!>>.
A mezzanotte spengo il computer, mi stiracchio rumorosamente. Sto bene. Mi sento come un bambino che ha finito la scuola e sa che deve partire per il mare. Vado a letto e la mente viaggia libera come una brezza in un bosco. Penso al club, agli amici che ho trovato
che mi danno la forza di resistere e la forza, mai provata, che è nata dentro di me grazie a loro. Non ti danno soldi, non ti danno da mangiare, non ti pagano il conto al bar, ma parlano. Parlano dei loro problemi e io parlo dei miei, mi danno consigli per superare i brutti momenti; nel “Dopo” io riesco a parlare, un po’ impacciato per la solita paura di farlo davanti alla gente, ma parlo, anche perché loro non sono “la gente”, ma sono io e io sono loro.
Mi sento a casa mia. Il “Dopo” è la mia nuova vita; sono ancora allo svezzamento, ma crescerò; forse sarà dura, ma col loro aiuto ce la farò. La mente se ne va dietro questi pensieri leggera e libera. Ora può.

Per apprezzare il “Dopo” bisogna conoscere il “Prima” anche se te ne vergogni e ti fa male, ma ripeto spero che dia un contributo a dare più forza a me e agli altri.

PRIMA

É sabato. Mi alzo alle dieci intontito e con la bocca che sembra una fogna (chiedo scusa, ma è così), vado in bagno, sputo nel water e lo vedo scuro; ha il colore del vino. Bevo un po’ d’acqua per togliermi quel sapore schifoso, ma mi toglie solo il colore del vino dalla lingua. Mi sento da schifo e non ho voglia di prepararmi da mangiare.
Mentre aspetto mezzogiorno, accendo il televisore, mi siedo sulla mia poltrona, non vedo niente e non ascolto niente, perché ho il cervello offuscato. Mi viene in mente il libro, accendo il computer, leggo ciò che ho scritto (in sei mesi solo tre pagine), spengo il computer e penso: <<Domani è domenica. Continuerò domani.>>
Si, domani! Roba da ridere! Domani sarà come oggi e come gli altri giorni; è sempre così. Nel frattempo telefona mia figlia rimproverandomi: <<Perché non sei venuto ieri sera, era il compleanno della bambina?>>
Trovando la scusa della memoria e vergognandomi, dico: <<Oh cavolo, me ne son dimenticato!>>
Le verità erano due, la memoria e quella che ho tenuto nascosta e cioè che in quelle condizioni non me la sentivo di guidare e non volevo che mi vedessero i nipoti.
La giornata è bellissima malgrado sia autunno, però io non l’apprezzo, mi metto in macchina e vado alla trattoria; sanno già cosa servirmi. Bevo l’aperitivo, mi siedo, la bottiglia è già sul tavolo, riempio il bicchiere e prima di cominciare a mangiare, bevo. Ho finito di mangiare ed è rimasto ancora un bicchiere di vino, (Non può rimanere nella bottiglia), lo riservo per dopo il caffè. La bottiglia è vuota, mi alzo e, prima che arrivi qualcuno che vuol giocare a biliardo (so come va a finire, si gioca e si continua a bere) e intontito torno a casa.
Mi fermo sulla soglia della cucina vuota e silenziosa (Sarà questo a farmi continuare a bere? Questo grande silenzio in questa grande casa? O è solo una scusa per non ammettere a me stesso che mi piace bere?). A destra c’è il lavandino pieno di piatti da lavare da giorni, li guardo e dico a me stesso:<<Li laverò domani!>>
Soliti propositi, buoni, ma non realizzati
Guardo il computer, ma il cervello è vuoto, stanco e stordito dal vino, allora accendo il televisore, mi siedo sulla poltrona col pintone a portata di mano (Quel pintone non si sposta mai dal tavolo a meno ché non sia vuoto, in quel caso viene subito sostituito), bevo ancora e dopo dieci minuti m’addormento.
Sono le sette e mezza, non è ancora buio, il sole è tramontato, ma non me ne accorgo. Solito aperitivo, solita bottiglia e l’ultimo bicchiere dopo il caffè. Intanto cominciano ad arrivare gli amici per giocare a biliardo: si gioca e si continua a bere, d’un tratto arriva lo stimolo e devo andare in bagno, stringo i nervi della vescica per poterci arrivare, ma questa a causa del vino, s’è indebolita. Esco sul balcone (lì si trova il bagno)e a metà strada m’accorgo che non ho più bisogno d’andarci; la paura, la vergogna e l’umiliazione mi assalgono, penso tra me: <<E adesso che faccio? Non devo più bere… Non devo!>>
La sera e fredda e i jeans che mi si attaccano alla gamba mi danno fastidio e aumenta il mio senso di vergogna, mi metto il giubbotto davanti per nascondere in qualche modo i jeans, saluto ed esco, mi chiedo se qualcuno m’ha visto, ma il dubbio resta con l’umiliazione e la vergogna: <<Non devo più bere!>>
Sono propositi che non riuscirò a mantenere e non so perché continuo a ripetermeli tutte le sere, ma lo faccio, sperando che questo, un giorno o l’altro, mi faccia fare quel passo che rimane solo nelle intenzioni.
A casa vado in camera da letto, mi spoglio continuando a ripetere quella frase: <<Non devo più bere!>>
A fatica riesco a raggiungere il bagno, mi lavo, m’asciugo non riuscendo a stare in piedi e d’un tratto la determinazione di quella frase svanisce, come se l’acqua l’avesse lavata dal mio cervello e mi dico: <<Comincerò domani!>>
Propositi che si lavano con l’acqua. So che domani ricomincerò.


Torno alla realtà perché è quello che ora voglio.
Non c’è più vergogna, non c’è più umiliazione, non ci sono più jeans bagnati e non devo più scappare dal bar, ora posso guardare negli occhi i mie nipoti che adoro e posso ricordare gl’inviti delle mie figlie.
Ora mi sento come un uomo rimasto chiuso in un tunnel senza poter uscire e alla fine viene liberato. Quel "Prima" era un tunnel, da cui non riuscivo ad uscire e sono stati il club e i miei nuovi amici a liberare quell’imbocco, facendomi tornare alla luce, aiutandomi a non tornarci.
Ora sono un uomo nuovo e tale voglio rimanere.

Nicola
(29/03/2003)

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