Gli alcolisti in sobrietà si raccontano: Patrizia

La fine della terapia e i timori per mio figlio

Mi chiamo Patrizia, sono in terapia da circa quattro anni e mezzo. Penso di aver svolto un buon lavoro durante questi anni con l'aiuto dei terapeuti e dei compagni. Il tempo è volato in un lampo, ricordo che all'inizio, dopo il ricovero ero convinta che non ce l'avrei mai fatta e invece giorno dopo giorno sono quasi arrivata al termine della terapia. Sinceramente penso che smettere di bere per me non sia stato poi così difficile, perché ero arrivata al limite, desideravo con tutta me stessa liberarmi di una schiavitù che mi recava solo danni.

Oggi, serena, con una vita cambiata radicalmente e che mi offre molte soddisfazioni, mi si presenta però un problema che riguarda mio figlio. Ha 16 anni, è un ragazzo esuberante, contento della vita, studia con buoni profitti anche se dedica allo studio ben poco del suo tempo. È socievole e ha molti amici con cui si trova spesso. Ultimamente ha iniziato ad andare qualche volta in discoteca e da qui è sorto il problema alcol. Premetto che mio figlio non beve e non fuma. Sono però successi due episodi che mi hanno preoccupata. È stato lui stesso che con sincerità ha confessato di aver bevuto troppo in compagnia e di aver poi vomitato tutto. Dopo qualche mese, alla cena di laurea del cugino è andato a ballare con altri ragazzi e ha ammesso anche questa volta di aver esagerato con gli alcolici. Da una parte sono contenta che con me sia sincero, dall'altra però ho il timore che un domani la malattia che ha colpito me possa diventare anche la sua. Restando calma e senza arrabbiarmi gli ho spiegato che, essendo lui figlio di un'alcolista è ad alto rischio. Potrebbe anche lui ammalarsi e conciarsi come me quando ancora bevevo. Quanta tristezza e sofferenza c'erano in casa mia!
Purtroppo l'alcolismo è una malattia che non si va certo a cercare, da un momento all'altro ci si accorge che una sostanza si è impossessata della propria vita e non si riesce più a controllarla.


Discutendo di mio figlio in gruppo si è arrivati alla conclusione che la prevenzione è importantissima, serve proprio a mettere in guardia (come nel mio caso) i ragazzi che, senza accorgersene, ogni tanto bevono troppo. Ho esortato mio figlio a riflettere bene su quello che fa, se ne vale veramente la pena, quando poi si sta così male. È meglio, quando si esce in compagnia, evitare di bere alcolici perché ci si può divertire lo stesso senza introdurre alcol nell'organismo. Visto che mio figlio non è un ragazzo stupido, penso e spero abbia recepito il mio messaggio, soprattutto perché gli ho ricordato quando io, madre, stavo male e come mi ero abbruttita. Chiedo a chiunque abbia problemi di questo genere di rivolgersi a me scrivendo nel forum di questo sito.
Grazie. Patrizia

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