La
valutazione diagnostica medico-psico-sociale
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Area Medica |
dati ottenibili attraverso un esame medico, esami di laboratorio, radiologici, indagini strumentali, visite specialistiche |
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Area Psicologica |
dati ottenibili attraverso colloqui e test psicodiagnostici, studio delle caratteristiche di personalità, dei rapporti familiari, ecc. |
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Area Sociale |
inserimento lavorativo e sociale, livello culturale, economico ecc. |
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Area Alcologica |
inquadramento del livello del processo di alcolizzazione, motivazione al trattamento, consapevolezza del problema, cultura alcologica, intensità del craving, situazioni di rischio, modalità del bere, incidenza di fattori emozionali, di abitudini di vita, di eventi stressanti ecc. |
Dopo
aver raccolto le informazioni necessarie, l'operatore sarà pronto
a costruire un progetto terapeutico personalizzato, basato cioè
sulle esigenze del soggetto. Infatti sempre dall'esperienza abbiamo imparato
che molti trattamenti, anche sofisticati, sono falliti perché il
soggetto non era pronto ad affrontarli. L'errore di questo atteggiamento
è stato quello di voler adattare l'utente ai nostri schemi terapeutici
precostruiti, invece di comprendere di cosa il soggetto aveva bisogno
e qual era la sua reale disponibilità, per potergli erogare una
prestazione tecnicamente appropriata.
Fino a non molti anni fa non disponevamo di metodologie di intervento
efficaci ed è quindi comprensibile che all'inizio l'esigenza fosse
soprattutto quella di sensibilizzare strutture ed operatori e di occuparsi
dei "grandi numeri" di una massa di utenti che avevano urgente
bisogno di cure e di interventi che potevano loro salvare la vita. Quest'urgenza
ha senz'altro giustificato interventi poco precisi e miranti più
alla quantità che alla qualità, ma ora possiamo senz'altro
affermare che l'Alcologia italiana sta uscendo dalla prima fase dell'emergenza
e dello spontaneismo per passare alla fase stimolante e produttiva di
un lavoro mirato e professionale. Si comincia quindi a sentire l'esigenza
di impiegare metodologie di intervento più precise che consentano
di operare anche su quei pazienti che non hanno beneficiato dei trattamenti
precedenti.
Per dare una risposta a queste nuove esigenze non occorre distruggere
i modelli che attualmente possediamo ma piuttosto integrarli e trasformarli
in modelli ancora più complessi e più sensibili.
A tale scopo mi sembra importante sottolineare i concetti di Multivarianza,
Multimodalità e Multidisciplinarità che credo
rappresentino criteri indispensabili per l'organizzazione di un servizio
di alcologia.
Multivarianza
L'alcolismo non è un fenomeno unitario ma, come osserviamo nella pratica clinica, è composto da un gran numero di variabili. Da questa premessa possiamo fare alcune considerazioni:
Multimodalità
Per far fronte alle diverse necessità dell'alcolista dobbiamo disporre di un ventaglio di programmi terapeutici e di servizi che possano coprire le svariate situazioni in cui un alcolista può trovarsi nel corso del suo processo di alcolizzazione. E quindi, ad esempio, offrire servizi per la disintossicazione, trattamenti residenziali a breve, medio e lungo termine, appartamenti protetti, comunità residenziali, gruppi di autoaiuto, gruppi psicoterapici, gruppi di discussione e di educazione sanitaria, interventi psicosociali, controlli ambulatoriali medici, psichiatrici, psicoterapia individuale e/o familiare, riabilitazione fisica e quanto altro ancora occorre ad un trattamento ad ampio spettro.
Multidisciplinarità
Ad
una molteplicità di programmi dovrà necessariamente corrispondere
una molteplicità di operatori specializzati in settori diversi:
Medici (psichiatri e internisti), Infermieri, Psicologi, Operatori Sociali,
Educatori, Terapisti con diverse competenze, coadiuvati dall'apporto del
volontariato e del privato sociale. Ciascuno di questi operatori avrà
compiti diversi ma lo stesso obiettivo di riabilitare il paziente attraverso
la risocializzazione.
Tutta questa notevole varietà di interventi richiederà pertanto
agli operatori una formazione tecnica ed umana di buon livello, quale
che sia l'area di provenienza (professionale o di volontariato), e che
queste capacità possano essere utilizzate all'interno di gruppi
di lavoro dove la professionalità e la specialità del singolo
vengano messe al servizio di un intervento condiviso, integrato e ben
organizzato.
Questo
convegno mi sembra un'occasione utile non solo per comunicarci dati tecnici
e certezze acquisite ma anche per farci domande, sollevare dubbi e avanzare
proposte sull'organizzazione di un servizio da erogare alla comunità.
Infatti è mia convinzione che non sia sufficiente enunciare i criteri
teorici sui quali basare l'organizzazione di un servizio, ma credo che
sia indispensabile verificare se e con quali modalità questi criteri
vengono efficacemente attuati.
Oltre che a sapere come si formula una diagnosi di alcolismo è
opportuno domandarsi da chi viene fatta questa diagnosi e qual è
il quadro organizzativo in cui l'utente deve entrare dopo che il problema
è stato individuato. Nel suo iter riabilitativo, l'alcolista viene
in contatto, in prima istanza, con una serie di agenzie psico-medico-sociali,
alle quali si rivolge spesso con una domanda non esplicita e senza dichiarare
il suo problema. È qui che l'operatore deve formulare una corretta
diagnosi di primo livello, correlando i sintomi alla causa. Ma gli operatori
del primo intervento sono addestrati a riconoscere il problema? Stando
all'esperienza che ciascuno di noi ha fatto nel suo curriculum scolastico,
dovremmo dire senz'altro di no. All'università e alle varie scuole
di provenienza gli operatori hanno spesso ricevuto un'adeguata preparazione
per diagnosticare e curare i problemi alcolcorrelati ma assolutamente
nessuna preparazione per diagnosticare e curare l'alcoldipendenza.
Possiamo quindi aspettarci che l'operatore sappia prendersi cura dei danni
prodotti dall'alcol insieme alle patologie concomitanti o preesistenti,
ma non sappiamo quanto sia in grado di impostare la cura della dipendenza,
che richiede interventi integrati, attraverso la cooperazione con altri
specialisti. Questa collaborazione è stata finora vista più
come un atteggiamento lodevole di "buona volontà" o di
"disponibilità" del singolo, invece che come uno strumento
di lavoro, in assenza del quale l'intervento è da considerarsi
scorretto tecnicamente e deontologicamente. Vediamo comunemente che un
medico non viene "perdonato" se, ad esempio, sbaglia una diagnosi
di una comune malattia internistica perchè, si dice, è tenuto
a conoscere la letteratura sull'argomento. Perchè dunque non dovrebbe
essere altrettanto tenuto a riconoscere le manifestazioni patologiche
di un fenomeno comunissimo e pernicioso come l'alcolismo, sul quale ormai
la letteratura è decisamente abbondante? Così pure quel
medico non viene "perdonato" se, fatta la diagnosi non attua
l'invio verso l'opportuno centro di cura. Perchè dunque non dovrebbe
fare altrettanto, una volta fatta diagnosi di alcoldipendenza?
Dobbiamo però spezzare una lancia in favore di questi operatori
ammettendo che finora non li abbiamo granché aiutati, infatti non
abbiamo fornito loro una formazione adeguata né servizi in grado
di prendere in carico il problema e, neppure, quando i servizi c'erano,
l'informazione della loro esistenza e i protocolli per potersene servire.
Nella tabella che segue sono illustrate, a grandi linee, le fasi del trattamento
che vanno dall'invio dell'alcolista ai diversi operatori che, fatta la
diagnosi, decidono di inviare l'utente ad un servizio. E già dalla
tabella appare evidente l'importanza che l'operatore conosca l'esistenza
di questo servizio, i suoi compiti specifici, le modalità con cui
contattarlo. In sostanza che sappia servirsene. Da parte sua, il servizio
deve essere realmente operativo esercitando effettivamente una
serie di funzioni, alcune delle quali sono di seguito riassunte.
È indispensabile quindi avere un'agenzia in grado di fare queste operazioni dotandosi del personale e delle strutture necessarie per operare secondo criteri organizzativi, fra i quali prioritariamente segnaliamo:
Per
ottenere interventi efficaci è importante, inoltre, stabilire accuratamente
qual è l'agenzia che deve svolgere queste funzioni, sapere dove
collocarla, in modo che possa agilmente operare, dotarla delle risorse
opportune e commisurate agli obiettivi che si vogliono perseguire e che
vanno stabiliti in anticipo. Portare a conoscenza di tutti gli operatori
del territorio la sua esistenza e dotare il servizio di una dirigenza
effettiva, responsabile, con una formazione specifica per programmare
gli interventi nel campo, prendere decisioni operative e dare rendiconti
circostanziati del suo operato.
È solo attraverso un'organizzazione efficiente, controllata e controllabile,
che si potrà pianificare e realizzare interventi efficaci. In sua
assenza si faranno solo discorsi teorici, validi e interessanti finché
si vuole, ma senza nessuna applicazione concreta, che è il primo
obiettivo che un'agenzia, pubblica o privata che sia, si deve porre nell'offrire
un servizio alla sua utenza.
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