Alcol
e comorbidità psichiatrica
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Robins
e coll. |
Regier
e coll. |
Ross |
Arolt |
Lastrico |
Driessen |
MEDIA |
|---|---|---|---|---|---|---|
|
38%
(nei maschi) |
38% |
55 % |
41,3 % |
18,61 % |
57,8% |
41,3%
|
Prevalenza di patologie psichiatriche
in comorbidità
Anche nell'evidenziare quali sono le patologie psichiatriche più
frequentemente associate all'alcolismo abbiamo abbondanza di dati. Nella
tab. 2, tratta da uno studio non recentissimo ma molto chiaro di Robins,
vediamo ad esempio che negli uomini appare una maggiore correlazione con
l' Uso di altre sostanze psicoattive, Disturbo antisociale di personalità,
Disturbi ansiosi e fobici, Disturbi del timismo ed altri a seguire. Nella
popolazione femminile dello stesso studio c'è maggiore correlazione
con gli stessi disturbi ma con maggiore rappresentazione di Disturbi distimici
e ansiosi.
|
Uomini (%) |
Donne (%) |
|||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Disturbo | Presenza d.a.° | Assenza d.a.° | Rischio relativo¹ | Presenza d.a.° | Assenza d.a.° | Rischio relativo¹ |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Personalità antisociale |
14,6 |
1,3 |
11,0 |
10,1 |
0,4 |
23,4 |
|
Mania |
0,8 |
0,1 |
0,3 |
3,1 |
0,3 |
10,0 |
|
Schizofrenia/Disturbo Schizofreniforme |
2,4 |
0,5 |
4,8 |
7,2 |
1,0 |
7,0 |
|
Uso di Sostanze Psicoattive |
18,2 |
4,0 |
4,5 |
28,0 |
3,3 |
8,6 |
|
Panico |
2,1 |
0,5 |
4,1 |
7,9 |
1,8 |
4,4 |
|
Depressione/Distimia |
8,0 |
3,3 |
2,5 |
23,4 |
8,2 |
2,9 |
|
Fobia |
13,5 |
7,9 |
1,7 |
32,1 |
16,2 |
2,0 |
° d.a. =
disturbi alcolcorrelati; ¹ = Presenza d.a. / Assenza
d.a. (valore non %)
Tab. 2 -
Associazione di disturbi alcolcorrelati nell'arco della vita con altri
disturbi psichiatrici (Robins e coll. 1988).
Valori percentuali differenti ma sostanziale uniformità qualitativa li ritroviamo (v. tab. 3 e tab. 4) in diversi altri studi (Kessler, Crum et al. 1997; Regier 1990; Cornelius 1995; Cuadrado Callejo 1996; Haver 1997; Veltrup 1998).
| Abuso Alcolico | Alcoldipendenza | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Uomini | Donne | Uomini | Donne | |||||||
| Disturbi nell'arco della vita | % | OR | % | OR | % | OR | % | OR | ||
|
Ansia
|
||||||||||
| GAD Disturbo d'Ansia Generalizzato |
2,6
|
0,67
|
8,4
|
1,31
|
8,6
|
3,86
|
15,7
|
3,01
|
||
| Panico |
1,6
|
0,79
|
7,3
|
1,55
|
3,6
|
2,27
|
12,0
|
2,98
|
||
| Agorafobia |
5,1,
|
1,27
|
9,3
|
1,03
|
6,5
|
1,82
|
18,5
|
2,53
|
||
| Fobia Sociale |
10,8
|
0,97
|
24,1
|
1,81
|
19,3
|
2,41
|
30,3
|
2,62
|
||
| Fobia Semplice |
5,9
|
0,85
|
28,2
|
2,24
|
13,9
|
3,11
|
30,7
|
2,63
|
||
| PTSD Disturbo Post-Traumatico da Stress |
2,5
|
0,45
|
10,5
|
1,01
|
10,3
|
3,20
|
26,2
|
3,60
|
||
| Qualsiasi |
22,7
|
0,95
|
48,8
|
1,78
|
35,8
|
2,22
|
60,7
|
3,08
|
||
|
Affettivi
|
||||||||||
| Depressione |
9,0
|
0,65
|
30,1
|
1,65
|
24,3
|
2,95
|
48,5
|
4,05
|
||
| Distimia |
3,6
|
0,71
|
10,1
|
1,33
|
11,2
|
3,81
|
20,9
|
3,63
|
||
| Mania |
0,3
|
0,15
|
3,8
|
2,32
|
6,2
|
12,3
|
6,8
|
5,30
|
||
| Qualsiasi |
10,2
|
0,64
|
34,5
|
1,78
|
28,1
|
3,16
|
53,5
|
4,36
|
||
|
Uso di Sostanze
|
||||||||||
| Abuso di sostanze |
16,6
|
5,00
|
15,5
|
6,72
|
11,1
|
2,97
|
12,4
|
5,16
|
||
| Dipendenza da Sostanze |
13,1
|
1,59
|
17,8
|
4,09
|
29,5
|
9,81
|
34,7
|
15,75
|
||
| Qualsiasi |
29,7
|
2,96
|
33,3
|
6,00
|
40,6
|
7,73
|
47,1
|
14,12
|
||
|
Altri
|
||||||||||
| Disturbo di Condotta |
25,3 |
1,45 |
13,5 |
2,53 |
41,6 |
4,29 |
22,8 |
5,83 |
||
| AAB Comportamento Antisociale dell'Adulto |
8,8 |
1,01 |
8,0 |
4,20 |
24,5 |
7,16 |
13,9 |
11,98 |
||
| ASPD Disturbo Antisociale della Personalità |
6,1 |
1,20 |
2,1 |
2,09 |
16,9 |
8,34 |
7,8 |
17,01 |
||
| Qualsiasi |
27,1 |
1,24 |
19,6 |
3,05 |
49,7 |
5,01 |
28,9 |
6,10 |
||
|
Dati aggregati
|
||||||||||
| Qualsiasi |
56,8
|
1,59
|
72,4
|
2,92
|
78,3
|
5,85
|
86,0
|
7,38
|
||
| 1 |
26,1
|
1,58
|
21,0
|
1,98
|
25,4
|
3,53
|
18,9
|
3,61
|
||
| 2 |
16,8
|
2,07
|
19,0
|
3,06
|
18,7
|
5,87
|
20,3
|
6,81
|
||
| 3 |
13,9
|
1,24
|
32,3
|
4,07
|
34,2
|
11,43
|
46,8
|
13,60
|
||
Tab.
3 - Compresenza nell'arco della vita di Abuso Alcolico e di Alcoldipendenza
con Altri Disturbi NCS/DSM-III-R, in base al sesso.
(Kessler, Crum et al. 1997)
|
Regier 1990 |
Cornelius 1995 |
Cuadrado, Callejo 1996 |
Haver 1997 |
Veltrup 1998 |
|---|---|---|---|---|
|
|
|
|
|
|
|
Dist. Antisociale di Personalità = 14,3% |
Manie suicide > 59% |
Tutti |
Tutti |
Asse I = 24% |
|
Ansia = 19,4% |
Bassa autostima > 22% |
Personalità Antisociale |
Depressione |
Asse II = 16,4% |
|
Disturbi Affettivi = 13,4% |
Impulsività |
Abuso di Altre Sostanze |
Ansia |
Asse I + II = 17% |
|
Disturbi Psic. = 3,8% |
Compromissione funzionale |
Schizofrenia
|
Totale = 57,6% |
Possiamo quindi riassumere (v. tab. 5) i disturbi psichici più
frequentemente associati con l'alcolismo in base alla diagnosi multiassiale
del DSM:
Tab.
5 - Prevalenza dei disturbi comorbosi (DSM)
|
Il quadro che, a questo punto, ci si presenta ci mostra come tutto lo
spettro psicopatologico possa essere rappresentato in condizioni di comorbidità
con prevalenza relativa di Disturbi Affettivi, Ansia, Disturbi Psicotici,
Disturbi Fobici, Disturbi da Uso Di Altre Sostanze sull'Asse I, mentre
sull'Asse II prevalgono Disturbi di personalità Antisociale, Borderline,
Narcisistico.
Una considerazione particolare meritano i Disturbi Alimentari Psicogeni
che sono infatti stati trattati questa mattina dal lavoro dei dr. Dalle
Grave e Casati e la depressione che sarà approfondita dall'intervento
del dr. Catalano.
Anche se non è di specifica pertinenza di questo lavoro, un accenno
doveroso va fatto anche alla comorbidità psichiatrica presente
all'interno della famiglia dell'alcolista. Sappiamo infatti che questa
malattia è fonte di gravi disagi psichici e di gravi alterazioni
nelle relazioni affettive. Nell'alcolismo attivo sono frequenti patologie
relazionali, elevata conflittualità, violenze, abusi sessuali,
abusi sui minori, che producono spesso traumi in grado, a loro volta,
di dare luogo a guasti significativi alla psiche delle vittime.
Antecedenza dei disturbi comorbosi
Una volta accertata la significatività e il tipo di patologie psichiatriche
presenti in comorbidità, è opportuno chiedersi se tali disturbi
sono antecedenti o conseguenti ai disturbi da uso patologico di alcol.
La conoscenza di questa relazione temporale sarebbe utilissima nel fornirci
risposte sia sull'eziopatogenesi di questi disturbi sia nella costruzione
di modelli terapeutici efficaci.
Nella tab. 6 abbiamo confrontato alcuni degli studi più
significativi sull'argomento e, come vediamo dalla distribuzione alterna
dei pareri dei singoli autori, possiamo dedurre che non si riesce a definire
con certezza la priorità dell'esordio delle singole patologie.
Tuttavia ciò che in questi studi viene in ogni caso messo in rilievo
è il fatto che, a prescindere da quale sia la patologia che compare
per prima, questa tenderà ad influenzare la comparsa ed il mantenimento
dell'altra.
In questo modo, se compaiono per primi i disturbi psichici, il soggetto
avrà una maggiore probabilità di presentare in seguito Alcolismo.
Se, viceversa, comparirà per primo l'Alcolismo, il soggetto avrà
maggiori probabilità di presentare e continuare a manifestare disturbi
psichiatrici.
Queste osservazioni sottolineano l'influenza reciproca che hanno queste
due categorie di disturbi così come sottolinea che fra loro non
c'è un nesso lineare di causalità, vale a dire che la presenza
di uno dei due disturbi non darà necessariamente origine
all'altro, ma si costituirà piuttosto come un fattore di rischio
che, in presenza di altri fattori concomitanti, innalzerà sempre
più le probabilità di ammalare. Questo significa, come confermano
diversi autori (Cuadrado Callejo e altri), che i due disturbi sono entità
nosografiche diverse e si comportano reciprocamente non come agenti causali
ma come fattori di rischio più o meno significativi.
|
Winokur 1995 |
Segui, Salvador 1995 |
Soyka, Hollwegg 1996 |
Kessler 1997 |
|---|---|---|---|
|
30,1%
antecedenti |
148
Disturbi da Attacco di Panico |
50%
antecedenti |
Prevalenza |
Eziopatogenesi dell'Alcolismo
Il nesso di causalità circolare ed il rapporto fra le concause
come fattori di rischio reciproco ci appaiono come argomenti molto convincenti
soprattutto alla luce del dibattito, da sempre molto serrato, sulle
cause e sulla terapia dell'alcolismo. Negli anni scorsi l'eziopatogenesi
e la terapia dell'alcolismo sono diventate terreno di dispute accesissime
fra varie discipline (medicina, sociologia, psichiatria, interventi
psicoterapici di scuole diverse, neuroscienze ecc.). Ognuna di queste
rivendicava a sé la spiegazione dell'origine della patologia
e proponeva di conseguenza terapie basate sulle proprie teorizzazioni.
Ad esempio, la Sociologia affermava che l'Alcolismo era causato da disagi
sociali e che per curarlo si sarebbero dovuti eliminare tali disagi.
La Psichiatria, a sua volta, vedeva l'Alcolismo come sintomo di un disturbo
psichico sottostante che, procurando sofferenza psichica, avrebbe indotto
il soggetto a cercare sollievo nell'uso di alcolici (automedicazione)
e con ciò stesso alla dipendenza (v. tab. 7).
|
Disturbo
psichiatrico |
===>>
|
Sofferenza
psichica |
===>>
|
Automedicazione
|
===>>
|
Alcol
|
===>>
|
Abuso
/
Dipendenza |
|
^
|| |
===>>
|
Risoluzione
delle cause |
===>>
|
Scomparsa
del
sintomo |
___X
|
|||
|
Terapia
|
||||||||
|
Tab.
7 - Modello interpretativo del disturbo psichico quale causa
unica dell'abuso/dipendenza alcoliche
(modello di causalità lineare). La terapia, eliminando le cause della sofferenza, provocherebbe la scomparsa del sintomo e quindi dell'abuso/dipendenza da alcol. |
||||||||
Si
è quindi parlato di Alcolismo primario e secondario, quest'ultimo
inteso come conseguenza di un disturbo sottostante.
Ma sono molte le obiezioni che sono state fatte a questo modello di
causalità lineare e di eziologia monofattoriale:
Il
modello terapeutico, basato sulla considerazione dell'alcolismo come
sintomo, prevedeva che la cura fosse naturalmente mirata alla risoluzione
della causa psichica come principale ed unico intervento trascurando
il sintomo-dipendenza perché questo sarebbe scomparso automaticamente
con la risoluzione delle cause che lo avevano prodotto (v. ancora tab.
7).
Ma il tempo e la clinica hanno dimostrato che questi approcci unilaterali
e a causalità lineare non riuscivano né a spiegare l'eziologia
né a produrre modelli terapeutici efficaci. Si è visto
infatti che una patologia così complessa non può essere
l'effetto di un singolo fattore causale, come all'inizio si credeva,
e che questo poteva essere, al massimo, un fattore di rischio che, solo
con altre concause, poteva dare origine all'alcolismo. E così
pure le terapie mirate all'individuazione delle cause e alla loro eliminazione,
sono risultate il più delle volte inefficaci: infatti, anche
quando era possibile eliminare il disagio sottostante (cosa difficile
con la persistenza dell'intossicazione alcolica) la dipendenza restava
invariata o addirittura peggiorava.
Ci si è quindi resi conto che, da sole, le ipotesi mediche, sociologiche,
psicologiche non sono sufficienti a giustificare e a curare una patologia
così complessa. Ha quindi preso sempre più piede l'ipotesi
eziologica multifattoriale che attualmente viene condivisa dalla maggioranza
degli alcologi e che considera l'Alcolismo non un sintomo di un disagio
sottostante bensì la risultante di una concomitanza di fattori
di rischio che, in un particolare soggetto e in un particolare momento
della sua vita personale e sociale, è in grado di indurre dipendenza.
Non possiamo negare che spesso il primo contatto con la sostanza è
indotto da una sofferenza di varia natura né possiamo negare
il potere lenitivo dell'alcol su questa sofferenza. Ma sappiamo anche
bene che la Dipendenza si svilupperà solo in alcuni soggetti
e con un processo che, in un lasso di tempo più o meno lungo,
porterà al capolinea della Dipendenza.
Il
modello eziologico multifattoriale ci induce a ripensare anche la classificazione
di alcolismo primario e secondario (quest'ultimo derivante, come abbiamo
detto, in linea diretta da un'altra patologia) con tutte le sue conseguenze
di ordine teorico e clinico. Da questo nuovo punto di vista l'alcolismo
è sempre secondario, ma non rispetto a una singola causa bensì
rispetto ad un terreno di predisposizione multifattoriale dove uno dei
fattori patogeni assume il ruolo di fattore scatenante in quanto favorisce
il contatto con la sostanza e che, solo se coadiuvato dalle altre concause,
porterà alla patologia conclamata.
La conseguenza di questa visione è che abbiamo a che fare
con fattori predisponenti (ad es. psichici e biologici), fattori scatenanti
che favoriscono il contatto con la sostanza e fattori di mantenimento
che perpetuano il vero disturbo che è la Dipendenza.
Forse molti equivoci si potrebbero evitare considerando che dal primo
contatto con l'alcol alla Dipendenza non si giunge attraverso un percorso
obbligato perché l'Alcolismo, come sappiamo, è un processo
che si svolge nel tempo, spesso molto lungo, e che parte ovviamente
da un primo contatto ma che solo in determinate condizioni, giungerà
fino alla Dipendenza.
Il primo contatto avviene sempre grazie alle proprietà gratificanti
dell'alcol come sostanza psicoattiva. Una persona beve perché
l'effetto che ne ricava è piacevole sia dal punto di vista del
gusto che da quello dell'effetto farmacologico.
Si sa infatti (Swift 1995) che l'alcol, gli oppioidi endogeni e la dopamina
interagiscono fra loro nel cervello umano e che l'alcol, stimolando
i recettori dopaminergici (come le amfetamine, la cocaina e gli oppiacei),
determina le risposte di gratificazione e di piacere (rewarding system).
Questo aumento di neurotrasmettitori prodotto dall'alcol indurrebbe
un rinforzo positivo (premio al comportamento) e di fatto sarebbe in
grado di indurre un condizionamento.
Heyman (1995) e Shaffer (1995) sottolineano con forza la base biochimica
su cui poggia la Dipendenza arrivando a fare delle affermazioni molto
drastiche (v. tab. 8) che qualcuno ha poi stemperato parlando
della dipendenza come di "una patologia cerebrale immersa in un
contesto sociale e psicologico".
|
Shaffer (1995) |
|---|
|
La dipendenza è un alterato stato di coscienza che comporta alterazioni biochimiche e fisiologiche delle operazioni del cervello che sono strettamente correlate con l'adattamento nel circuito di ricompensa che causa alterazioni di funzione nel lungo periodo. Questi adattamenti del funzionamento del cervello sono alla base del comportamento compulsivo in risposta a stimoli condizionati. |
|
S.
Heyman (1995) |
|
La Dipendenza è una malattia unicamente correlata ai sottostanti aspetti neuronali di motivazione ed emozione, la cui fisiopatologia comporta cambiamenti molecolari indotti dalla sostanza in cervelli di individui vulnerabili. E questo comporta un pervertimento del normale controllo volitivo e del comportamento. |
Da questi studi risulta comunque evidente che la Dipendenza sembra aver a che fare più con aspetti di condizionamento operante che con aspetti psicologici. Questi sono importanti all'inizio, in quanto possono indurre il soggetto a cercare gratificazione nell'alcol, ma quando il condizionamento è avvenuto, le cause che hanno prodotto l'avvicinamento alla sostanza non sono più rilevanti. Il meccanismo è, a quel punti, completamente automatico autorinforzante. Questo spiegherebbe i meccanismi ciechi e inarrestabili del craving (compulsione a bere), e il fatto che il soggetto non riesca ad arrestare il potus nonostante egli stesso lo desideri e nonostante i danni che l'alcol gli produce.
La Terapia
Per
quanto riguarda la terapia, se accettiamo la teoria multifattoriale,
ci troveremo di fronte non ad una sola causa, ma a diverse concause
che operano come fattori di rischio. Avremo quindi da una parte disturbi
psichiatrici (che qui privilegiamo come oggetto della nostra riflessione)
e dall'altra disturbi da uso patologico di alcol (Abuso e Dipendenza)
non in relazione di causalità lineare ma presenti come due patologie
distinte e autonome in grado di influenzarsi negativamente fra loro.
Pertanto il problema andrà affrontato agendo sui due piani e,
contrariamente al modello di causalità lineare, sarà prioritario
affrontare la Dipendenza interrompendo la sua operatività automatica
per poi, contemporaneamente ma separatamente, affrontare i problemi
psichiatrici con cure specifiche. Questo approccio ci eviterà
di cadere nell'errore di collegare Disturbi psichici e Dipendenza in
relazione causa-effetto lineare e ci permetterà invece di considerare
queste patologie come entità nosografiche distinte operanti come
potenti fattori di rischio capaci di indurre il riavvicinamento alla
sostanza. Il nuovo contatto riattiverebbe la Dipendenza grazie alla
ripresa e al rinforzo del meccanismo automatico che ne sta alla base.
In questo modo la cura (separata) dei Disturbi psichici minimizzerà
il rischio proveniente da questi fattori verso la ripresa della Dipendenza.
Così come, trattando (separatamente) la Dipendenza, si minimizzerà
il rischio di comparsa e/o persistenza di patologie psichiatriche (v.
tab. 9 e tab. 10). Nella pratica clinica vediamo infatti
regolarmente che quando la Dipendenza non viene trattata prioritariamente,
l'abuso continuato della sostanza continua a mantenere e ad aggravare
i danni psichici tanto da impedire qualsiasi trattamento psicoterapico
e/o farmacologico.
|
Alcolismo = Patologia autonoma |
||||||
|---|---|---|---|---|---|---|
|
Dipendenza
|
<<===
|
<<===
|
Terapia
|
===>>
|
===>>
|
Concause
multifattoriali
Fattori di rischio |
|
||
v |
||
v |
|||||
|
Astinenza
|
===>>
|
Concause/
Fattori di rischio |
Dipendenza
|
<<===
|
Riduzione
dei fattori |
|
|
Tab.
9 - Modello terapeutico operante sulla base della teoria multifattoriale.
La terapia mira ad agire contemporaneamente
ma distintamente sulla dipendenza e sulle concause multifattoriali viste come fattori di rischio: l'esito positivo si ripercuote favorevolmente con effetto crociato. |
||||||
| Alcolismo = Patologia autonoma | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|
|
Dipendenza
|
<<===
|
<<===
|
Terapia
|
===>>
|
===>>
|
Disturbi
psichiatrici
|
|
||
v |
||
v |
|||||
|
Astinenza
|
===>>
<<=== |
<<==>> |
<<===
===>> |
Guarigione o miglioramento |
||
|
Tab.
10 - Come tab. 9, ma con riferimento particolare ai disturbi
psichiatrici, oggetto della presente relazione.
|
||||||
Ho
cercato fin qui di presentare il razionale su cui poggia la terapia
che noi applichiamo ma non mi è possibile in questa sede soffermarmi
sulle tecniche specifiche con cui applichiamo questo modello. Vorrei
solo dire che lo sviluppo e l'affinamento di questi concetti e di queste
tecniche, avvenuti negli ultimi anni, ci hanno permesso di ottenere
risultati che prima erano impensabili e ci hanno fornito strumenti teorici
e clinici con i quali portare avanti ulteriori approfondimenti nel campo.
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