Marco
Vittadini
Coordinatore del GIMOF
- Gruppo Informativo Motivazionale per i Familiari di alcolisti e farmaco-dipendenti
-
Casa di Cura "Le Betulle" di Appiano Gentile (Co),
già Primario del Servizio Alcoldipendenze,
Ospedale San Raffaele, Milano
Coautori:
Rurali R.¹; Alietti M.² ¹Servizio Psicologia Clinica, ²Servizio Alcoldipendenze
.
Dipartimento di Scienze Neuropsichiche, Ospedale San Raffaele, Milano
SOMMARIO
- Lo scopo di questo articolo è quello di esporre motivazioni,
caratteristiche, ambito ed obiettivi di una nuova psicoterapia di
gruppo - il Gruppo di Discussione Tematico - per la riabilitazione
degli alcolisti, utilizzata per un anno presso il nostro Servizio
Alcoldipendenze. Progettati e realizzati da noi, tali gruppi si
focalizzano sui seguenti punti: esperienze vissute cognitivo-emozionali
alcolcorrelate, abilità nell'affrontare i problemi (problem
solving) su base giornaliera, programmazione dei fine-settimana
ed educazione medica alcolcorrelata. Sono incontri di discussione
su argomenti prefissati, svolti con tecniche cognitivo-comportamentali
e condotti, in base all'argomento, dal professionista più
appropriato dell'équipe multidisciplinare. Sono concepiti
al fine di instaurare una psicoterapia a breve termine e sono principalmente
utili nel primo periodo di trattamento intensivo, all'inizio della
terapia di disassuefazione. La nostra esperienza con i Gruppi di
Discussione Tematici dimostra che questa strategia psicoterapeutica
può accelerare e sviluppare un cambiamento nello stile cognitivo
e nella risposta emotiva ad eventi stressanti.
INTRODUZIONE
Secondo
la maggior parte della letteratura internazionale e dell'esperienza
clinica, il superamento della dipendenza tramite la riabilitazione
rappresenta l'obiettivo più importante nel trattamento dell'alcolismo.
Il nucleo centrale di tale azione di ricupero è la terapia
di gruppo, con o senza la presenza e la partecipazione dei familiari,
effettuata sia come gruppo di autoaiuto che come gruppo psicoterapeutico
il quale può essere condotto con differenti tecniche: metodo
psicodinamico, cognitivo-comportamentale o sistemico. L'obiettivo
comune di tutti i gruppi è un'azione finalizzata a motivare
l'astinenza fino alla "sobrietà", a ricostruire
la propria identità, a ripristinare i ruoli familiari e infine
cambiare lo "stile di vita"1-5.
L'approccio bio-psico-sociale all'alcolismo è oggi generalmente
ritenuto il più adatto a fronteggiare un fenomeno la cui
complessità risiede nella sua patogenesi multifattoriale
e nelle sue svariate manifestazioni cliniche (disturbi psico-comportamentali
e malattie alcolcorrelate internistiche, neurologiche o psichiatriche).
Per essere fruttuoso, tale approccio necessita di un programma di
trattamento medico integrato multimodale6-12.
Per "intervento medico integrato multimodale" intendiamo
il prendersi cura del soggetto dipendente in tutte le cause e le
conseguenze del suo essere alcolista, cioè gli aspetti medici,
psicologici e ambientali. È estremamente importante per l'équipe
curante avere padronanza di specifiche ed efficaci strategie psicoterapeutiche,
soprattutto terapie di gruppo.
Il nostro Servizio Alcoldipendenze fa parte del Dipartimento di
Scienze Neuropsichiche dell'Ospedale San Raffaele, Istituto di Ricerca
a Carattere Scientifico, e in tal modo si propone un duplice compito:
trattamento e ricerca.
La nostra équipe multidisciplinare comprende due psichiatri,
primario ed assistente, uno psicologo, un assistente sociale ed
alcune infermiere. Vi è una stretta interazione quotidiana
con altri medici specialisti.
Il programma principale del nostro Servizio è il trattamento
intensivo della prima fase critica di disassuefazione dall'alcoldipendenza.
Nel contempo trattiamo la disintossicazione e i disturbi minori
alcolcorrelati. Questo trattamento dura 4-5 settimane e prosegue
con il follow-up clinico ambulatoriale e con la terapia di gruppo
a lungo termine.
Un trattamento intensivo precoce è fondamentale, a nostro
avviso, per gettare le basi del successivo trattamento di mantenimento.
Noi accettiamo soltanto pazienti con diagnosi di "abuso"
o "dipendenza alcolica" secondo i criteri del DSM13
e, diffusamente, anche dei criteri clinici di "alcolismo primario"14.
Lo screening diagnostico viene effettuato durante il primo incontro
per la presa in carico del soggetto e della sua famiglia nel nostro
servizio ambulatoriale, al quale accedono volontariamente nella
ricerca di una terapia specifica per un problema alcologico.
Il livello centrale del nostro intervento è rappresentato
da un'unità di trattamento giornaliero part-time (27 ore
alla settimana su 5 giorni). È stata scelta questa modalità
di trattamento al fine di non scindere i legami tra il soggetto
ed il suo retroterra sociale e familiare. Inoltre, in tal modo,
possiamo interagire con il comportamento, le emozioni e le esperienze
di vita che si evidenziano attraverso il consueto stile di vita
nell'ambiente esterno. In aggiunta, se l'alcolista deve fare un
resoconto quotidiano e discutere del comportamento tenuto nelle
mezze giornate trascorse al di fuori dell'ospedale, sarà
probabilmente più incline a scegliere la sobrietà.
A nostro giudizio, i cambiamenti cognitivi e comportamentali ottenuti
per questa via sono trasferibili al dopo-cura molto più facilmente
e stabilmente.
Il modello di intervento da noi selezionato è l'approccio
medico integrato multimodale reso il più personalizzato possibile.
È realizzato inizialmente dall'applicazione congiunta di
terapia di gruppo e farmacoterapia contro il "craving"
e successivamente da farmacoterapia della sindrome d'astinenza e
da terapia medica sintomatica.
La valutazione psicologica e fisica viene condotta nello stesso
periodo.
La finalità del nostro trattamento intensivo è duplice.
Per prima cosa è necessario produrre un effettivo cambiamento
nel soggetto durante l'attuazione del primo stadio molto importante
di disassuefazione, fornendogli/le gli strumenti per un distacco
globale fisico e psicologico dalla dipendenza. Secondariamente,
deve essere ridotto al minimo il bisogno di sostanze psicoattive.
Le finalità del nostro programma terapeutico sono le stesse
degli altri centri alcologici similari. Si possono riassumere nei
seguenti obiettivi:
ricuperare
la salute fisica
ridurre
il craving
prendere
coscienza di essere un alcolista
chiarire
le motivazioni al trattamento
imparare
ad esprimere opinioni e sensazioni e tollerare il confronto e
il disaccordo
imparare
ad essere onesto con se stesso e con gli altri
acquisire
capacità motivazionali per cambiare il proprio stile di
vita
ricuperare
la propria identità
raggiungere
la motivazione assertiva alla sobrietà
ristabilire
le relazioni intrafamiliari e interpersonali
ricuperare
i ruoli familiari
imparare
ad accettarsi e ad aiutarsi a vicenda.
Per
rendere più efficace la strategia psicoterapeutica del nostro
programma di disassuefazione e riabilitazione dall'alcolismo primario,
abbiamo impostato la ricerca di uno strumento gruppale che potesse
aumentare e completare l'azione terapeutica del gruppo motivazionale
e lavorasse in modo particolare sui punti critici dell'esperienza
di vita emotiva e relazionale dell'alcolista, consentendo differenti
modalità d'intervento.
La tecnica ideata è il "Gruppo di Discussione
Tematico", sottoposto positivamente a verifica per un anno
(cfr.: Vittadini M., Alietti M.: I gruppi di incontro tematici
come strumento riabilitativo multimodale della dipendenza alcolica.
Relazione presentata al XI Congresso Nazionale della S.I.A., Bari,
1993).
PERCHÉ
I GRUPPI DI DISCUSSIONE TEMATICI?
Il
nucleo tradizionale del nostro intervento psicoterapeutico è
il gruppo motivazionale multifamiliare, aperto anche ai pazienti
in trattamento. Tale gruppo, condotto dallo psichiatra con approccio
di tipo cognitivo-comportamentale, incentra la sua attenzione sui
seguenti punti:
a)
consapevolezza da parte dell'intero nucleo familiare del problema
alcolismo
e di cosa significhi essere alcolista
b)
ricerca e spiegazione delle automotivazioni alla sobrietà,
differenti per ciascun paziente
c)
offerta di un supporto assertivo derivante sia dal confronto con
l'esperienza di altri membri, a differente livello di riabilitazione,
sia dalla solidarietà del gruppo
d)
riattivazione del dialogo relazionale e costruttivo in seno alla
famiglia e conseguente ripristino dei ruoli familiari
e)
esclusione, infine, nell'ambito familiare delle discussioni su
alcol e ubriachezza e ritorno al colloquio sui problemi della
vita familiare
Tuttavia
la nostra esperienza clinica con questo gruppo ci ha condotto a
considerare tale tipo di intervento come dispersivo a causa dei
molteplici scopi e punti focali dell'azione terapeutica, troppo
debole per modificare gli aspetti cognitivi e comportamentali dell'alcoldipendenza
in un arco di tempo limitato come quello previsto dal nostro programma
intensivo.
Per tale motivo abbiamo mirato a sviluppare uno strumento terapeutico
di gruppo capace di cogliere i vari livelli dell'esperienza esistenziale
dell'alcolista.
Abbiamo iniziato con una rassegna della letteratura internazionale
sui più caratteristici e frequenti tratti della personalità
nell'alcolista15-20.
In particolare abbiamo preso in considerazione il tratto egotistico
caratterizzato da scarsa resistenza a situazioni di vita stressanti
e da grande difficoltà a posporre la gratificazione. Abbiamo
inoltre considerato l'impulsività emotivo-istintiva e la
percezione di inadeguatezza, raramente espressa. Questa percezione
è motivata dal conflitto tra l'immagine di sé fortemente
idealizzata e la "insoddisfazione" per la propria realizzazione
personale. Di conseguenza vi è il forte desiderio di fuggire
la realtà oppure l'autoattribuzione di connotati negativi
e svalutanti, due inclinazioni che possono provocare nelle persone
l'annegamento nell'alcol.
Abbiamo anche tenuto in considerazione l'annotazione clinica che
la vita dell'alcolista è povera di relazioni interpersonali
e di capacità di pianificazione, incentrata com'è
solo sul bisogno e la ricerca della sostanza, e che l'alcolista
ha difficoltà nell'asserire le proprie idee senza litigare.
Sulla base di queste ricerche abbiamo delineato ed implementato
i Gruppi di Discussione Tematici, incentrati sui seguenti punti:
esperienze vissute cognitivo-emozionali alcolcorrelate, problem
solving (modalità strategiche nel risolvere i problemi) degli
eventi giornalieri, progettazione dei fine-settimana ed educazione
medica alcolcorrelata.
Gli aspetti teorici si basano sui principi della terapia cognitiva
di Beck21
e sulla terapia di riabilitazione cognitivo-comportamentale di Marlatt22,23.
I modelli pratici si ispirano alle esperienze del Centro di Trattamento
dell'Abuso di Alcol e Sostanze dell'Università del Connecticut
(USA)24
e dell'Unità Regionale per l'Alcoldipendenza della Contea
di Chester (GB)25.
I gruppi sono incontri di discussione su un tema costante prefissato
e sono condotti, secondo l'argomento, dal componente più
appropriato dell'équipe multidisciplinare, cioè uno
psichiatra, uno psicologo o un assistente sociale. Sono concepiti
come psicoterapia a breve termine finalizzata all'identificazione
e al controllo delle emozioni, modificando gli stereotipi cognitivo-comportamentali
tipici dell'alcolista e sviluppando le capacità di affrontare
stress e disaccordo. Inoltre mirano a combattere i pregiudizi e
i miti sull'alcol e l'ignoranza delle conseguenze dannose dell'abuso.
I gruppi, costituiti da 8-10 partecipanti, si radunano per un'ora
e ciascun incontro si tiene una volta alla settimana. L'operatore
dell'équipe stabilisce il tema e conduce la discussione ma
sono i pazienti stessi a sviluppare la parte viva del dibattito.
La partecipazione ai gruppi inizia il primo giorno di trattamento
e dura per tutto il periodo di trattamento intensivo di 5-6 settimane,
cioè si coinvolgono i pazienti fino dalla prima fase di astinenza
(Fig. 1).
Figura
1. Modello di punti e modalità
dell'intervento tematico.
EDUCAZIONE
MEDICA
|| momento
informativo
||
momento
cognitivo-
emozionale =====
||
ESPERIENZE
VISSUTE
GRUPPO MOTIVAZIONALE MULTIFAMILIARE
|| momento
programmatico comportamentale
||
|| momento
cognitivo- esperienziale ====
PROBLEM
SOLVING
la vita quotidiana
PROGRAMMAZIONE
DEL FINE-SETTIMANA
GRUPPO
DI PROBLEM SOLVING
Questo
incontro di gruppo mira a rafforzare la capacità del paziente
di riconoscere situazioni di vita problematiche che possono indurre
un consumo incontrollato di alcol, valutando la reale importanza
del problema. Fornisce inoltre al paziente la capacità di
sviluppare soluzioni alternative e più adeguate al problema.
Lo psicologo conduce il gruppo. Un solo paziente a seduta è
invitato a raccontare una "giornata standard" della sua
vita con particolare attenzione verso gli aspetti problematici collegati
all'abuso di alcol in passato.
La metodologia tecnica da noi usata è il "problem-solving
cooperativo"26,
un programma diviso in 6 fasi:
identificazione
del problema:
si valuta se il disagio che il paziente prova è realmente
un problema e contemporaneamente si verifica se il gruppo concorda
nel lavorare su questo;
definizione
del problema:
si divide il problema nelle sue componenti separate e si esamina
come lo stesso problema può essere valutato dagli altri,
non direttamente coinvolti;
analisi
delproblema: si identificano le cause del problema
e si valuta quali elementi della situazione supportino un cambiamento
positivo e quali interferiscano con esso;
produzione
di tutte le possibili soluzioni al problema: ogni paziente
del gruppo viene invitato ad elaborare possibili soluzioni e
a proporle durante il dibattito;
valutazione
delle soluzioni: tutti i componenti del gruppo sono invitati
a valutare le soluzioni tenendo in considerazione il rapporto
costi/benefici per il soggetto;
scelta
della soluzione migliore: il gruppo deve scegliere la soluzione
che sembra essere la migliore. Dal momento che il programma
è cooperativo, la decisione dovrebbe riflettere il consenso
unanime
All'inizio
dell'incontro, il coordinatore ricorda ai partecipanti gli scopi
e le regole del problem-solving cooperativo e la necessità
sia della partecipazione attiva di tutti i presenti che dell'astensione
dal giudizio prima di giungere alla quinta o sesta fase. Durante
tutte le sei fasi, lo psicologo aiuta il gruppo ad analizzare il
problema nella sua interezza ed a trovare soluzioni adeguate. Alla
fine del processo mette in rilievo la soluzione migliore scelta
dal gruppo27.
L'obiettivo finale è quello di sviluppare capacità
più specifiche ed adeguate per far fronte ai problemi, che
aiutino cioè il paziente a reagire nel modo migliore agli
eventi stressanti e a conseguire una vita più funzionale.
GRUPPO
SULLE ESPERIENZE VISSUTE COGNITIVO-EMOZIONALI
Attraverso
il ripensamento e la messa in discussione dei propri ed altrui eventi
di vita, riguardanti situazioni dell'esistenza collegate al comportamento
alcolico, sperimentate da ciascun paziente, lo psicologo che conduce
il gruppo tenta di evincere l'importanza di tali aspetti cognitivi
emozionali nell'innesco del craving e del bere. Così noi
stimoliamo la capacità di ognuno di far emergere e riconoscere
i propri stati d'animo recettivi e le relative situazioni a rischio.
Ciò aiuta il paziente a divenire conscio dei propri sentimenti,
favorendo in ciascun soggetto la consapevolezza della propria/altrui
responsabilità e lo sviluppo dell'auto-osservazione, dell'autocontrollo
e di conseguenza dell'autostima.
In accordo con la nostra strategia, abbiamo scelto di concentrare
l'attenzione dei pazienti sulle esperienze di ricaduta, in quanto
rappresentano uno degli stadi più pericolosi e cruciali lungo
il percorso che conduce dall'alcoldipendenza alla sobrietà.
In ogni seduta un paziente racconta la sua esperienza di ricaduta;
quindi i presenti devono dire come si sentono quando ricadono.
In tal modo, riguardo agli aspetti cognitivi della ricaduta22,
ciascun paziente viene invitato ad analizzare la sua personale idea
di ricaduta - sia dal punto di vista fisico che psicologico - al
fine di correggere le disfunzioni cognitive che supportano il comportamento
dell'alcolista, le cause scatenanti (stati d'animo negativi, pressione
sociale e così via) e il fenomeno di autoattribuzione27.
Quest'ultimo influisce grandemente sul mantenimento dell'astinenza
in quanto porta il soggetto ad attribuire le cause della ricaduta
alla propria debolezza ad alla sua personale immutabile inadeguatezza.
Durante l'incontro i componenti del gruppo sono guidati a riflettere
sulle componenti maggiormente critiche della ricaduta e sulle relative
sensazioni emotive. In tal modo il soggetto viene condotto a riconoscere
queste errate valutazioni di sé del mondo - che l'hanno portato
all'abuso di alcol - e a cambiarle con giudizi più adeguati.
Allo stesso tempo, i presenti sono indotti a prestare attenzione
agli aspetti emozionali della ricaduta allo scopo di sviluppare
la capacità di riconoscere, distinguere ed esprimere le emozioni
e le sensazioni, che troppo spesso non sono considerate dagli alcolisti.
I pazienti sono invitati ad illustrare alcune situazioni durante
le quali hanno avvertito emozioni, prima o dopo un episodio d'abuso.
Emozioni come rabbia, tristezza, paura e così via. Quindi
le persone discutono sull'adeguatezza dell'emozione, della capacità
o incapacità di ciascuno di esprimere stati d'animo e del
relativo significato del ricorso all'alcol. Così i soggetti
imparano a discernere le differenti emozioni e la loro significanza
e ad esprimerle in modo controllato, evitando di bere.
L'obiettivo che l'alcolista deve raggiungere è quello di
diventare padrone della propria vita emozionale, di affrontare gli
eventi stressanti e di costruire una migliore visione concettuale
del vivere e di se stesso.
GRUPPO
DI PROGRAMMAZIONE DEL FINE-SETTIMANA
Lo
scopo di questo incontro è quello di fornire al paziente
l'opportunità di apprendere e di applicare le modalità
di cambiamento comportamentale. Ciò mira a modificare il
modello di comportamento dell'alcoldipendenza, agendo sulla sua
componente cognitivo-progettuale. Poiché l'alcolista si abitua
a mettere ordine alla sua vita programmando modo di rilassarsi,
hobby e relazioni interpersonali, deve così pensare ad un
week-end analcolico senza cambiare abitudini.
Gli incontri si tengono il venerdì e il lunedì; l'assistente
sociale e lo psicologo conducono la discussione.
Il venerdì, ciascun paziente è invitato a considerare
e pianificare il fine settimana che passerà a casa. In seguito
tutti i componenti devono discutere con gli altri le implicazioni
pratiche dei loro progetti e porre attenzione ad alcune situazioni
abituali a rischio di bevute o particolarmente stressanti. Gli operatori
dell'équipe, se necessario, suggeriscono alternative efficaci.
Così ognuno può imparare a concepire e vivere la propria
vita senza alcol.
Il lunedì successivo si esamina l'attuazione dei piani prestabiliti
e, se qualche progetto non è andato a buon fine, ognuno deve
ricercare le cause del fallimento o considerare il vero motivo che
rende necessario un cambiamento del programma.
L' attenzione viene posta sulla necessità di elaborare un
piano mirato ad evitare i momenti pericolosamente vuoti durante
il fine-settimana, in modo tale che i pazienti siano in grado di
passare il loro tempo libero in modo più costruttivo e, ciò
che più importa, divengano essi stessi i "traccianti"
delle loro vite.
L'alcolista deve condurre una vita normale, non deve cambiare di
getto le abitudini acquisite prima della disassuefazione, al di
là delle abitudini alcoliche.
In questo modo ognuno può apprendere personalmente che il
cambiamento richiesto, perché il programma risulti efficace,
non deve essere solo la modificazione del background (famiglia,
amici, lavoro, ecc.) bensì il cambiamento del suo modo di
reagire/adattarsi a tale background.
GRUPPO
DI EDUCAZIONE MEDICA
Lo scopo del
nostro gruppo educativo è quello di informare i pazienti
sulle patologie alcol-indotte e del fatto che queste siano provocate
dal bere eccessivo. Intende inoltre addestrarli ad una corretta
dieta mista, sfatare i pregiudizi culturali sull'alcol e insegnare
loro la genesi multifattoriale del comportamento tossicomanico alcolico,
fino alla dipendenza.
Consiste in una lezione e in una discussione. Lo psichiatra è
il relatore, affiancato da un infermiere.
Le teoria viene ridotta al minimo essenziale; vengono utilizzati
molti esempi pratici e rappresentazioni grafiche. Una volta spiegata
la materia, si dà il via alle domande dei pazienti; così
un dialogo vivace deriva soprattutto dall'esperienza personale dei
presenti.
I punti salienti della nostra spiegazione sono i seguenti:
complicazioni
epatiche e gastroenteriche;
complicazioni
cardiovascolari;
complicazioni
neuropsichiatriche e disturbi del sonno;
disturbi
sessuali e complicazioni della gravidanza;
ereditarietà,
genetica e patogenesi dell'alcolismo;
alcol e
guida, alcol e medicinali;
alcol e
nutrizione: disturbi indotti da deficienze;
pregiudizi
e miti sugli effetti dell'alcol.
Gli obiettivi
consistono sia nel rendere i nostri pazienti partecipi della cura
di loro stessi, del loro corpo e della loro salute psicofisica,
sia di demolire la loro convinzione che l'alcol non sia una sostanza
pericolosa e tossica.
Per essere fruttuoso questo incontro va trattato non solo come sessione
informativa ma anche terapeutica.
CONCLUSIONI
La
nostra esperienza di un anno con i Gruppi di Discussione
Tematici ha dimostrato che questa strategia psicoterapeutica accelera
il cambiamento del comportamento cognitivo e del responso emozionale
agli eventi stressanti. Le interviste nel follow-up clinico e la
partecipazione attiva dei pazienti nei gruppi che hanno fatto seguito
alla cura primaria hanno provato che i nostri alcolisti hanno raggiunto
una maggiore consapevolezza sia della loro evoluzione interiore
che della ragione per cui si propongono di rimanere sobri. Inoltre
abbiamo scoperto che erano divenuti più capaci di amministrare
le strategie di controllo sugli eventi emotivi e cognitivi scatenanti.
In aggiunta, erano maggiormente capaci di prendersi cura di loro
stessi e del loro corpo e, allo stesso tempo, di diventare padroni
della loro vita.
Questo risultato clinico lascia aperto il problema di misurare l'ampiezza
e la qualità del cambiamento e la sua efficacia nel lungo
periodo. Si deve ancora stabilire quali cambiamenti avvengano, la
loro portata e, se possibile, quali strategie o strumenti terapeutici
siano realmente efficaci in questo cambiamento.
Questa ricerca può essere condotta su due livelli, o esaminando
la risposta dei soggetti tramite scale di punteggio e questionari
di valutazione oppure indagando su quali fattori, all'interno della
strategia terapeutica, vengano avvertiti dal paziente come efficaci
per se stesso25.
Ci riproponiamo, nel prossimo futuro, di dare un punteggio tramite
strumenti ad hoc (SCS; scala di Keyson sul centro di controllo interno-esterno
correlato al bere; inventario del problem-solving ed altri) alle
modificazioni raggiunte e avvertite dai pazienti durante il periodo
del nostro programma di trattamento intensivo.
In conclusione, una strategia psicoterapeutica specifica come i
Gruppi di Discussione
Tematici, durante il primo periodo di trattamento intensivo di disassuefazione,
migliora per gli alcolisti la probabilità di riuscita nel
ricupero.
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