6.4.
C'è un alcolista in famiglia. Come aiutarlo
6.4.6. Indicazioni per i
familiari. Farsi aiutare
Molte
volte il familiare si sente in colpa se non aderisce alle richieste
del malato che vuole imporre a tutta la famiglia il suo stile di vita
e la richiesta di complicità.
In realtà, se lo facesse, non lo aiuterebbe e il suo intento
altruistico si trasformerebbe in un “favoreggiamento” della
malattia. Per di più una persona distrutta dai sensi
di colpa, avvilita, rassegnata non aiuta se stessa e tanto meno gli
altri: ognuno dà agli altri quello che ha. Solo una
persona che ha rispetto di sé, ha le idee chiare, e si comporta
con fermezza, può spingere l’alcolista a confrontarsi con
le sue responsabilità e ridargli quei limiti che la malattia
dell’alcolismo gli ha fatto perdere. É un confronto
che può essere duro, e che comunque non è mai
facile, ma solo così l’alcolista può diventare consapevole
della sua malattia e chiedere aiuto.
Per questo è importante non lasciarsi andare, difendere se stessi,
la propria dignità, la salute e la serenità dei figli.
Se si vuol salvare una persona che annega bisogna restare ben saldi
sulla zattera: cadere in mare vuol dire annegare in due. È
questo uno degli obiettivi principali dei nostri gruppi di terapia per
i familiari, dove questi possono imparare a stare il meglio possibile
per poter gestire una situazione di malattia così difficile.
Il motto che uno dei nostri gruppi per i familiari si era dato era:
“Star bene per far star bene”. “Curarci per curare”.
Nota: tutto
il materiale contenuto nelle pagine del sito www.cestep.it,
riferentesi al volume "Su di spirito. Cosa fare quando l'alcol
diventa un problema", compreso il documento "Pagine da Su
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