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Scrivono
sei ragazze affette da disturbi del comportamento alimentare: Alessia

Termine
del ricovero e ritorno a casa: il timore e la speranza
Alessia
è una giovane ragazza che soffre di disturbi alimentari. Durante
il suo ricovero in una clinica specializzata nella cura di dipendenze
da cibo e da altre sostanze o comportamenti, ha raccontato le sensazioni
e descritto gli stati d’animo in questa lettera rivolta al suo gruppo
di terapia, composto da altre ragazze, affette come lei, da disturbi del
comportamento alimentare.
È
proprio vero che il tempo vola! Con oggi, 14 luglio, sono esattamente
due mesi che sono ricoverata in questa clinica e che sto seguendo la terapia
stabilita dagli specialisti che mi hanno in cura. Giunta a questo momento,
mi sento in dovere di fare il punto della situazione. Sono seduta sul
letto a scrivere questa relazione: questo già mi sembra un grande
progresso, visto che, se me lo aveste chiesto tre settimane fa vi avrei
riso in faccia, dicendovi che potevo anche restare in piedi, credendo
che voi mi apprezzaste per questo e mi ammiraste per essere così
forte e instancabile da non fermarmi neanche un minuto durante la giornata,
al di fuori dei pasti. Il mio motto era “Camminare, camminare senza
mai potersi fermare”. Non mi potevo fermare, era come se qualcosa
mi assalisse. Cosa avevo e cosa, in parte ho ancora, non lo so; questa
voglia di muovermi, questa paura di ingrassare non mi lascia mai e a volte
faccio delle cose così strane che mi sembra di essere posseduta:
in quei momenti c’è qualcuno che mi comanda, c’è
qualcuno che ragiona, anzi che non ragiona, per me.
Invece
a distanza di due mesi dall’inizio della terapia, mi sono fermata
a ragionare: ho capito che quello era un sintomo di malattia, di debolezza.
Questo mio punto-no, questa mia “rimessa in carreggiata” la
devo soprattutto a voi, ai vostri consigli, alla vostra esperienza e alla
vostra testimonianza.
Ho fatto e tuttora sto facendo un sacco di fatica a restare a riposo;
sono consapevole del fatto che sto affrontando un cammino lungo e doloroso,
ma so che è l’unico modo per uscirne.
Anche
per quanto riguarda l’alimentazione ho notato dei progressi. Prima
del ricovero ero arrivata al punto di mangiare un solo frutto per pasto.
È stato molto difficile chiedere aiuto, è stato difficile
dire “ricoveratemi”, ma, come dicono in molti, è stato
l’unico modo per salvarsi. Ora sto seguendo un’alimentazione
meccanica, ossia sto affidando il controllo del mio peso, del cibo e del
mio aspetto fisico a un terapeuta che assieme ad altri mi sta aiutando
a superare le difficoltà del programma, seguendomi passo dopo passo
in questo lungo cammino pieno di salite e di improvvise discese. Sono
giunta ora a un punto importante della terapia: il rientro a casa.
Questo
da una parte mi rende felice: il ritornare nell’ambiente famigliare,
il ritrovare le vecchie amiche, ecc. ma dall’altra mi spaventa.
Ho paura di non riuscire a seguire il programma, come faccio qui. Ho paura
di ricadere in quel vortice mortale che ti prende e non ti molla più.
Ho paura che LEI mi perseguiti, che mi rovini il futuro, come già
ha rovinato il passato. Il mio rientro a casa coincide anche con la fine
del gruppo (DCA). Sono molto dispiaciuta e in parte anche spaventata,
perché mi sembra che una parte della mia squadra mi abbandoni.
Questi due mesi nel gruppo DCA mi hanno aiutata innanzitutto a superare
le iniziali difficoltà terapeutiche, mi hanno motivata ancora di
più a non mollare, mi hanno ridato la speranza nel futuro, infatti
io guardando voi, vedo il mio futuro: una vita normale, come quella dei
miei coetanei, non ossessionata dal cibo, dal movimento e dall’immagine
corporea. Questi sono i suoi simboli, i simboli della nostra nemica mortale,
di quella che ci vuole distruggere. Non dobbiamo dargliela vinta! Spero
di ritornare a praticare sport agonistici, come facevo prima che LEI mi
intrappolasse; spero di non praticarli in modo compulsivo per bruciare
calorie, ma per puro divertimento; spero di tornare a nutrirmi in modo
sano; spero in un futuro sereno…! So che per raggiungere questi
obiettivi dovrò faticare ancora molto, dovrò incontrare
molte difficoltà, ma so anche che ne vale la pena! Se sono arrivata
a questo punto lo devo soprattutto a voi. Siete voi che mi avete ridato
la speranza in un futuro migliore, siete voi che mi avete dato la forza
di non mollare…! Un grazie di cuore.
Spero che con la fine del gruppo non si interrompa anche la nostra amicizia
e mi auguro di potervi rivedere, un giorno, per raccontarci serenamente
la vita che ciascuna di noi ha intrapreso.
Siete grandi, non vi dimenticherò mai! Un “in bocca al lupo
a tutte”.
Alessia

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