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Gli
alcolisti in sobrietà si raccontano: storie di Anna
- Prima
lettera
- Per
mantenere la sobrietà
- Siamo
compagni di viaggio
- Ho
sentito un alcolista dire
- Fuori
l'alcol da casa
- Gli
alcolici e gli ospiti
- Con
la sobrietà inizia una nuova visione del mondo
- Anna
riflette su cosa è per lei il gruppo di terapia
- Storia
di Anna
- Continua
la storia di Anna
- Una
pagina della storia di Anna e Luca
- Preghiera
della serenità
- Le
foto di Anna

1
- Prima lettera
Cara
amica, Caro amico,
stai
leggendo questa prima pagina di testimonianze e riflessioni di alcolisti
che vivono in sobrietà o di persone che hanno disturbi del comportamento
alimentare o dipendenze da farmaci o da gioco d'azzardo, perché
in te, oltre alla curiosità ,si sta facendo chiara l'idea che qualcosa
non va bene nella tua vita.
La prima cosa, la più urgente che mi sento di dirti da ex-alcolista
attiva, (ma questo vale per tutte le dipendenze) è che di alcolismo
si muore,se non si smette di bere, per sempre. E ci si riesce a venirne
fuori, come vedrai dalle varie testimonianze, nelle pagine seguenti. Ma
non da soli. Non basta assolutamente la propria forza di volontà,
come ci siamo sempre sentiti ripetere, da chi il problema non lo conosceva:
no . E' una malattia,bisogna curarla. Quanta umiliazione
provavo nel sentirmi dire " ma basta volerlo e non si beve più
". Ma io la forza di volontà per fare mille cose, l'avevo
,è nel bere che mi veniva a mancare e mi sentivo tanto umiliata
da berci sopra ancora di più. Se mai la propria forza di volontà
va indirizzata nel cercare la strada giusta per curarsi.
In queste pagine troverai anche indirizzi di cliniche private, di servizi
della sanità pubblica, l'elenco dei SerT, gli indirizzi di Alcolisti
Anonimi e dei gruppi da da loro derivati, per i famigliari, i figli, i
disturbi del comportamento alimentare, i nominativi di medici specializzati
in alcologia.
Trova la tua strada, rivolgiti a qualcuno che conosca il tuo problema.
Ricordati che per curarsi occorrono sia un medico che un gruppo di psicoterapia,
perché questa brutta malattia colpisce il corpo e la mente.
Una volta smesso di bere, bisogna per anni discutere i problemi alcolcorrelati,per
poter mantenere la sobrietà, con un gruppo di compagni che hanno
gli stessi problemi, che li stanno superando,che li hanno superati e sono
in grado di lasciare il gruppo e mantenere da soli la sobrietà
conquistata. Bisogna parlare dei sensi di colpa, degli errori fatti, di
come porre rimedio,di come riconquistare la serenità nei rapporti
messi in crisi, di come mantenersi lontani dall'impulso di bere,che purtroppo
si ripresenta quando meno ce lo si aspetta. Bisogna parlare tanto di sé,
della parte più nascosta e forse la più brutta che non si
vorrebbe mai dire agli altri, ma nel gruppo resta tutto nel gruppo. Nel
confronto con le esperienze dei compagni,nell'apprendere le strategie
adottate, nel piangere liberamente,si cura la nostra malattia.
E' necessario però, che tu sia convinto di essere un alcolista
( o dipendente) .
Se tu che leggi queste pagine sei un figlio, un marito o una moglie, certamente
disperati,perché la vita con un famigliare alcolista diventa ingestibile
per tutti, devi accettare fino in fondo l'idea che il tuo famigliare
è malato, solo allora riuscirai a trovare la forza per farlo
curare ed iniziare assieme a lui / lei il percorso che porta alla sobrietà.
Se esiti , se pensi che prima o poi ce la farà da solo o con l'aiuto
del tuo grande amore o della tua dedizione, ti sbagli: perché
l'alcol è più forte, e poi ripeto è una malattia.
Coraggio ce la si può fare: basta iniziare cercando un percorso
giusto.
Al giorno d'oggi l'alcolismo e altre dipendenze si possono curare.
Auguri,
con tanto affetto e con tanta partecipazione alla tua sofferenza.
Anna,
un'alcolista
in sobrietà.
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2-
Per mantenere la sobrietà
- Essere
convinto di essere alcolista
- Sapere
che l'alcolismo è una malattia
- L'alcolismo
si può curare solo con la sobrietà
- Non
si può guarire e tornare a bere alcol come prima
- E'
solo la sobrietà che ci rende sani e uguali agli altri
- Sapere
di non potere più assumere alcolici per tutta la vita
- Ammettere
con umiltà la propria impotenza di fronte al controllo sull'alcol
- Farsi
aiutare
- Comprendere
l'efficacia di essere sostenuti da un gruppo di persone che hanno la
stessa difficoltà, paura, fragilità e voglia di lottare,
durante i primi anni di sobrietà
- Bonificare
la propria casa a il luogo di lavoro, cioè non tenere alcolici
di nessun tipi né in vista né nascosti
- Chiedere
ai famigliari di non bere in nostra presenza, almeno nei primi tempi
- Essere
consapevoli che i raptus prendono all'improvviso e alla sprovvista
- Essere
sempre presenti alla propria sobrietà e non lasciarsi andare
a gesti meccanici
- Non
cucinare col vino, tanto meno con liquori, per due motivi: un alcolista
non deve assumere neanche una goccia di alcol e non deve tenerlo in
casa
- Fare
attenzione ai dolci, alle salse e ai cioccolatini ripieni, ai farmaci
che possono contenere alcol (come alcuni sciroppi contro la tosse, alcuni
estratti idroalcolici a base di erbe ecc. Chiedete sempre al farmacista
per i farmaci da banco)
- In
casa altrui o al ristorante chiedere sempre gli ingredienti delle salse,
dei dolci ecc.
- Chiedere
ai compagni del gruppo, anziani in sobrietà, consigli e suggerimenti
- Impegnarsi
nel rispettare tutte le regole
- Usare
il telefono con gli altri componenti del gruppo o con chi conosce il
problema, per superare i momenti di abbattimento e soprattutto quando
l'impulso a bere si fa sentire
- Cercare
di anticipare l'impulso, arrivando a comprendere quali occasioni lo
favoriranno
- Imparare
a ricercare momenti di benessere e prendere sempre più coscienza
che si può stare bene senza la stampella dell'alcol. Anzi,
si sta molto meglio: si è persone libere.
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3
- Siamo compagni di viaggio
Quando
noi alcolisti decidiamo di curarci con la terapia di gruppo, ci troviamo
a fare un percorso insieme, tra gente incontrata per caso.
Mi viene in mente questa metafora, che spiega bene la situazione in cui
veniamo a trovarci :
ognuno di noi alcolisti, mentre viaggiava con la sua gente su una comoda
carrozza, ha avuto un incidente, uno scontro contro un muro.
Gli altri passeggeri, che erano a bordo, si sono leccati le ferite, aggiustato
alla bella e meglio la carrozza ed hanno proseguito il loro cammino.
Ognuno di noi alcolista attivo, è stato buttato giù, nell'urto,
non ce l'ha fatta a proseguire al volo, si è trovato a terra, da
solo.
Sofferente, disperato, a volte cadendo e ricadendo, ha continuato a piedi.
Ma ha trovato lungo la strada altri come lui, chi col passo più
sicuro, chi zoppicante.
Tutti gli hanno dato una mano, per dare e per prendere, con comprensione
e solidarietà.
La disperazione è scomparsa, la voglia di abbandonarsi al sonno
del freddo e della fame si è trasformata in certezza di poter raggiungere
ciascuno la propria carrozza, cioè la famiglia, il lavoro, l'autostima.
Nel gruppo ci sentiamo compagni, perché dividiamo il pane tra noi,
che è la fatica del vivere, e dal parlarne insieme ci viene il
sostentamento.
Abbiamo capito che ci serve elaborare insieme il ricordo del male passato
ed il disagio presente.
Il gruppo non è la nostra ragione di vita, ma un mezzo per vivere.
Le ragioni per vivere sono altrove e differenti per ciascuno di noi e
se all'inizio la disperazione
ce le nasconde, parlando della nostra vita, tra compagni, pian piano qualcosa
di positivo emerge,si ricostruisce la stima di sé, si fanno nuovi
progetti, ci si ritrova in grado di affrettare il passo e raggiungere
quella carrozza, dove i passeggeri avevano tutti sofferto, ma erano andati
avanti, perché non essendo alcolisti, avevano trovato il modo di
sopravvivere, proprio come può fare l'alcolista in sobrietà,
che una volta aiutato e indirizzato verso un comportamento di vita diverso
da prima, può benissimo tornare al vecchio posto, insieme alla
sua gente.
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4
- Ho sentito un alcolista dire
Che
fastidio provo nel sentire barzellette sull'alcolista, spesso chiamato
alcolizzato, sui suoi comportamenti che generano il ridicolo, come il
cadere, l'inciampare, il dire parole sbagliate o ridicolmente confuse
e impastate. Si ride di un malato, di una persona che forse il giorno
dopo è morta disperata. Dov'è il ridicolo?
Che fastidio il ricordo di grandi bevute fatte in compagnia, di battute
fatte perché privi di inibizioni.
Da sobri si ritrovano gli amici veri , che non hanno bisogno di carica
alcolica per divertirsi,che fanno dell'ironia lucida che tutti possono
capire ,riderne e sorriderne.
Ho sentito un'alcolista ,da poco in sobrietà, dire quasi con rammarico
: " prima ero sempre allegra, facevo ridere tutti" .
Ma prima quando? Quando bevevi in compagnia, dopo aver bevuto da sola,
di nascosto, bottiglie custodite in posti da te ritenuti impensabili,
ma noti a tutti i tuoi famigliari; eri allegra quando la tua intelligenza
era offuscata e il tono della tua voce più alto e le parole sfuggivano
storpiate e impastate,quando poi non riuscivi più a calmare l'angoscia
se non con altro alcol, e poi il vomito, i sonni brevi, il risveglio ancora
più insopportabile?
Forse il tuo prima risale ad un tempo lontano e sereno, forse la tua giovinezza,
oppure ricordi l'immagine di una donna che non è mai esistita.
Ora, nella sobrietà sei certamente più simpatica e soprattutto
più vera
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5
- Fuori l'alcol da casa
Questa
è la prima cosa da fare per costruire la propria sobrietà.
L'alcolista sobrio nel fisico, ma non ancora nella testa, spesso ricade
nel bere, perché ha la bottiglia a portata di mano : l'occhio gli
cade sempre lì, quando apre il frigo, quando guarda sotto il lavello,
quando prepara la tavola, insomma quando guarda dove abitualmente in casa
sua si tengono gli alcolici, e inevitabilmente un goccio se lo versa,
senza neanche provare una gran voglia, un impulso. E' un gesto spontaneo,
automatico. Poi all'improvviso bisogna soddisfare l'impulso a bere sempre
più e l'alcol a portata di mano, non permette il tempo di riflettere.
Altra cosa è provare l'impulso e dover uscire per procurarsi da
bere. Qui c'è tutto il tempo per trovare le alternative, mettere
in pratica le barriere che ci sono state insegnate, telefonare a un amico,
inventarsi qualcosa di urgente da fare ,bere acqua e succhi di frutta,
mangiare ciò che si trova sotto mano, e l'impulso viene soffocato,
poi si pensa ad altro e continua la sobrietà.
L'impulso dura pochissimo e se viene contrastato, passa sempre. Noi lo
abbiamo provato.
Ricordo un alcolista del mio gruppo, il fatto mi è rimasto impresso
: Giacomo era in sobrietà da due mesi, un alcolismo lungo e brutto
il suo, faticosa la tregua attuale. Mentre stava preparando il Presepe
con suo figlio di pochi anni, in un clima di grande pace, mai provata
fino allora da moltissimo tempo, è stato colto di sorpresa dall'idea
ossessiva di bere: l'impulso.
Ha abbandonato tutto ,bambino e statuine pur di appagare la sua voglia
di bere, anche la responsabilità di curare il piccolo. Ha cercato
la bottiglia dovunque nella sua casa, poi è sceso in cantina, ma
neanche lì non ha trovato nulla e si è come risvegliato
da un incubo. Compiendo queste operazioni ,ma non avendo subito trovato
l'alcol che cercava, l'impulso gli era passato: è tornato dal figlio,
si è mangiato con lui cinque gelati, che la moglie aveva previdentemente
lasciato nel frigo, ed ha ringraziato tutti del consiglio di non tenere
alcolici in casa.
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6
- Gli alcolici e gli ospiti
In
molte case esiste questa pessima abitudine : tenere un carrello o un mobile
bar, per offrire qualcosa da bere agli ospiti. Questo non va assolutamente
bene nella casa dell'alcolista, che vuole mantenere la sua sobrietà,
per i motivi detti prima ,per evitare di soddisfare l'impulso improvviso.
Offrire che cosa? Non si è meno ospitali o meno gentili,se si sostituiscono
agli alcolici e ai super
alcolici le bibite , i succhi di frutta ,se si tiene sempre pronti budini
o gelati di ogni tipo.
Quante cose buone si possono offrire ad un amico inatteso, o agli ospiti
durante la cena o dopo cena.! Un passo ulteriore per mantenere la sobrietà
è anche quello di trovare alternative, vincendo la pigrizia tipica
della mentalità dell'alcolista, alternative ricche e fantasiose
e più originali che non offrire vino e liquori, sui quali inevitabilmente
si posa il suo sguardo e il suo gesto. Non è giusto aver timore
di cosa penseranno gli altri, non è scritto nel galateo che bisogna
assolutamente offrire bevande alcoliche per fare bella figura,o per il
senso dell'ospitalità. L'amicizia, l'aspetto sorridente, un clima
sereno saranno certamente apprezzati e questi sì che fanno fare
bella figura.
Piuttosto, qui si inserisce un altro problema : tutta la famiglia deve
essere d'accordo che per il componente malato occorre questa cura. Tutti
devono partecipare alla protezione dell'alcolista.
Quanto al giustificarsi con gli altri ci sono molti modi, ho sentito tanti
esempi nei gruppi: la cosa più semplice è dire il proprio
problema, ma questo si può fare solo con alcuni amici e poi non
tutti se la sentono Ognuno deve trovare la sua strada, pensando a quando
sia importante la sua sobrietà.
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7
- Con la sobrietà inizia una nuova visione del mondo
Mi
accorgo che frequentando i gruppi, accetto sempre più nel profondo,
il concetto di sobrietà. Mi sembra di aver iniziato una nuova vita,
diversa, migliore.
Con la sobrietà cambia l'intera visione del mondo, ed anche la
percezione del tempo.
Per me è importante rilevare questo, perché è un
punto forte, su cui devo lavorare. La fretta nel portare a termine le
cose intraprese, il voler vedere subito i risultati, il voler lavorare
tanto e bene, spesso mi hanno portata a cercare un sostegno supplementare
nell'alcol, soprattutto quando le mie energie mi abbandonavano. Ho imparato
ora, in sobrietà, che il tempo non si può dominare o piegare
a nostro piacere, che è inutile e stupido voler fare tutto, subito
e nel migliore dei modi.
Devo imparare ad aspettare, c'è un tempo per ogni cosa, e ancora
una volta devo trovare nell'umiltà il sostegno: l'umiltà
dell'attesa, l'umiltà di accettare le situazioni incerte, che solo
poi si chiariranno, l'umiltà di comprendere che il raggiungimento
dei miei obiettivi avverrà, se ci lavoro bene, ma forse con un
ritmo diverso dalle mie aspettative, l'umiltà di accettare i tempi
degli altri.
Se riuscirò a convincermi di questo, credo che avrò tolto
dalla mia vita, quell'elemento di scontento che fino ad ora mi ha assalito
e che è un elemento di rischio nei confronti dell'alcol.
Non devo spaventarmi di fronte alla lunghezza delle attese. Per esempio
ho capito che mio marito, alcolista in sobrietà e in terapia non
poteva improvvisamente trasformarsi in un uomo perfetto, ma ora ne apprezzo
moltissimo gli sforzi, piccoli per la mia visione affrettata del tempo,
ma enormi per l'impegno e la fatica quotidiana che lui sopporta, comunque
testimonianza di volontà di vivere in armonia con se stesso e col
mondo.
Di fronte ad una nuova storia di un compagno appena arrivato, ancora mi
sono trovata di fronte al problema alcol, in tutta la sua durezza: l'alcolista
attivo non risparmia nessuno, attorno a lui non ci sono più valori,
non c'è più amore.
Ma ancora una volta ho colto la grandezza della rinascita nella sobrietà:
una forte, dolce luce che si accende per chi cammina nelle tenebre del
dolore e della disperazione, la forza di vivere con serenità la
vita quotidiana, la volontà di costruire, di rimediare agli errori
fatti, con umiltà, ma con dignità. Sono sempre più
convinta della bellezza della mia scelta: questa gioia di sentirmi libera
nello spirito in ogni momento della mia giornata, di fronte ad ogni scelta
che mi si pone, di fronte ad ogni ostacolo, di fronte ad ogni gioia. Io
ci sono. Sono presente perché sono sobria, non solo, ma perché
voglio esserlo per sempre.
E così è anche per la capacità di amare, che ognuno
di noi possiede: con la sobrietà questo dono aumenta in intensità
e si allarga sempre più attorno, come prima, da attivi, si riduceva
e progressivamente si annullava nel punto buio della bottiglia.
In particolare rifletto molto sull'umiltà, che pian piano sostituisce
l'arroganza dell'alcolista attivo e che, quando si fa profonda si esce
dalla mentalità dell'alcolista.
Umiltà certo di accettare i propri limiti di uno spazio e di un
tempo brevi, di non sentirsi onnipotenti, di non voler essere onnipresenti,
ma anche umiltà nel compiere un gesto apparentemente banale, come
quello di segnare le caselline del calendario ogni giorno di sobrietà
trascorso, grati a chi ci ha suggerito l'opportunità di essere
presenti alla propria sobrietà.
Umiltà di dire: sì sono alcolista, come gli altri alcolisti
ed in terapia per questo.
Come c'è l'alcolismo e le penose situazioni alcolcorrelate, così
scopro che con la sobrietà si aprono infinite dimensioni positive,
che via via si sviluppano: nel nostro animo ci sono capacità forti
e nuove, nel senso di mai sperimentate, che l'alcol un tempo nascondeva:
ad esempio scopro la speranza e la fiducia. Mi sono trovata a riflettere
su come sia importante anche nella nostra malattia, la circolarità
della fiducia, cioè credere a chi ci vuole bene, a chi ci cura,
quindi ai nostri medici, e poi la fiducia allargata ai compagni del gruppo,
cui abbiamo confidato la nostra sofferenza e dai quali possiamo trarne
un sostegno , senza dover ciecamente ricorrere all'alcol.
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8
- Anna riflette su cosa è per lei il gruppo di terapia
Vi
racconto tutto quello che ho appreso e fatto mio in questi anni di partecipazione
costante al gruppo. Il gruppo è un'entità che non ha niente
di astratto, come la parola vorrebbe per definizione, ma il suo significato
è concretissimo, tanto da essere l'unico strumento valido per curare
l'alcolismo. So che si sono sempre dimostrati vani gli sforzi fatti per
non bere più, da soli, puntando sulla propria forza di volontà
e anche i colloqui a tu per tu con un medico.
Certo ogni gruppo è formato da persone, ma il concetto di gruppo
va oltre la loro fisicità.
Le persone sono diversissime tra loro, è solo il caso che in quel
momento della loro storia personale, le ha riunite in un certo G.A.T.
ed ad una certa ora. E poi c'è un incessante cambiamento: c'è
chi inizia, chi termina la terapia, secondo il programma previsto col
medico, chi se ne va per conto suo. Cosa resta quindi? Il gruppo.
Allora il gruppo è qualcosa che va oltre le persone che lo compongono.
Cosa aiuta l'alcolista appena arrivato? Vedere vari compagni, con le sue
stesse problematiche, aver raggiunto vari anni di sobrietà e che
a volte parlano del bere come di una cosa lontana o per lo meno non più
così urgente e dolorosa.
Cosa aiuta chi prosegue nella sobrietà a mantenerla? Un gruppo
di gente che espone riflessioni, non lezioni accademiche o certezze assolute,
ma continue incertezze quotidiane, ancora pianti, dispiaceri e ricadute.
Ma la forza del gruppo sta qui: quando uno piange, un altro lo conforta,
un altro prova la sua stessa pena, un altro tace.Quando uno ricade, tutti
sono smarriti, e arriva il momento del dubbio, ma essendo sobri, sanno
ragionare, trovare parole di incoraggiamento a non mollare.
La forza viene dalle parole dette a volte da uno, a volte da un altro,
chi non se la sente, tace.
Quindi in ogni riunione c'è sempre un punto di forza: questo è
il gruppo.
E' il gruppo che è forte, non le singole persone, che tuttavia
rappresentano con la loro fragilità di alcolisti, la forza della
sobrietà che va avanti.
Cosa ci dà il gruppo? Umiltà (anche se non tutti i componenti
l'hanno ancora raggiunta, poiché si tratta di una conquista), autostima,
ma non con un tocco magico: ci dà un aiuto, un invito a rafforzare
la stima di noi stessi, a vedere le cose buone che stanno nascoste in
noi.
Il gruppo aiuta ad individuare gli errori nel vecchio modo di vivere,
a modificare quindi lo stile di vita, a smascherare le difese di abitudini
sbagliate, non solo nell'alcolista, ma anche nella sua famiglia o nella
sua cerchia sociale, attraverso i mille sbagli che ogni partecipante racconta
di sé.
Il gruppo aiuta a gridare la propria sofferenza, ma anche a conoscere
quella degli altri, diminuendo così la voglia di continuare a piangersi
addosso, che è un brutto atteggiamento-alibi dell'alcolista attivo,
ma che resta a lungo nella mentalità dell'alcolista ormai sobrio.
Il
gruppo continua ad esistere anche quando noi usciamo: è un punto
di forza che resta vivo nelle persone che lo formano, lo vivono, lo ricordano.
Siamo noi che facciamo il gruppo, che raccontiamo, analizziamo e spieghiamo
i meccanismi misteriosi dei nostri comportamenti. Infatti, difficilmente
riusciamo a condurre una seduta seguendo uno schema precedentemente proposto,
perché rispettiamo l'immediatezza di chi porta un problema forte,
tanto vero e presente da farne sentire l'urgenza di discuterlo.
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9
- Storia di Anna
Questa
è la testimonianza di un'alcolista in sobrietà, scritta
dopo tre anni di terapia di gruppo. Anche mio marito è un alcolista
in sobrietà e in terapia.
Frequentando
il gruppo, tra le altre riflessioni fatte, ho imparato quanto sia importante
per noi alcolisti l'accettare pienamente l'umiltà.
Per me si tratta dell'umiltà di dire sì, sono alcolista
come gli altri alcolisti ed anche per me non deve esistere il concetto
di "tanto bevo poco alcol", o il pensiero che "un goccetto
non può far mai male". Non devo bere alcolici, punto.
Umiltà nel raccontare il mio alcolismo.
Mi riesce tanto difficile al punto che, quando nel gruppo arriva qualcuno
di nuovo e ci chiede casualmente di parlare del nostro passato, di raccontare
la nostra storia di alcolisti attivi, mi sento morire e vorrei nascondermi
sotto la sedia.
Mi è quasi impossibile parlare di me, senza parlare di mio marito,
perché la manifestazione del suo alcolismo è stata tanto
drammatica quanto coinvolgente per me, soprattutto mi sembrava impossibile
non bere anch'io insieme a lui.
Però quando ho visto le mogli di alcolisti, presenti al gruppo,
che avevano vissuto la stessa mia sofferenza, ho capito che qualcosa di
mio ci avevo messo,
La prima volta in cui ho raccontato la mia storia al gruppo, appena arrivata,
avevo la necessità di farmi conoscere e certamente volevo evidenziare
ben bene tutti gli alibi che avevo per bere e quanto fossi stata brava
a non farlo in maniera continuativa e di fronte ad alcune serie difficoltà.
Ora nella mia coscienza c'è un po' più di chiaro. Vedo una
storia dell'alcolismo di mio marito, ed una mia: una decina di anni fa,
mi sono sorpresa a bere del vino prima di mangiare, la sera, mentre preparavo
la cena ed il vino era sempre lì in cucina, in abbondanza. L'abitudine
però era radicata da tempo, ma saltuaria ed in compagnia, con la
convinzione che è meglio bere del buon vino che l'aperitivo. Spesso,
in quell'epoca, un bicchiere diventava però una bottiglia e mi
ritrovavo a mettermi a tavola confusa, stanchissima e senza più
voglia di mangiare.
Qualche volta non terminavo neanche di preparare: dovevo lasciare marito,
figli, gatto e suocera ed andarmi a sdraiare, accusando un grande mal
di testa. Sentivo forte la disapprovazione dei miei figli, ormai liceali,
e sentivo vivissima e pungente la colpa. A volte ero stranamente piena
di lividi e non sapevo darmene la ragione, perché non ricordavo
di essermi scontrata con gli spigoli del tavolo o degli armadietti della
cucina. Ricordavo invece con angoscia il tono che usavo nel rispondere
al telefono, nelle ore serali, presa da un'euforia che non mi apparteneva,
oppure da una stanchezza assoluta.
Però negli ultimi due anni che precedettero il ricovero di mio
marito, poiché il suo alcolismo degenerava sempre più e
la situazione nella mia famiglia era diventata ingestibile, al punto che
i nostri due figli sono andati a vivere per conto loro, e avendone l'età,
la loro storia è stata positiva; per la sopravvivenza dell'intera
famiglia mi sono imposta di trattenermi dal bere eccessivo, di non lasciarmi
andare. Ma stavo tanto male: ricordo come un incubo la smodata voglia
di bere in alcuni momenti, e il non poterlo fare per un istinto di sopravvivenza.
Solo la sobrietà poi raggiunta con la frequentazione del gruppo
di psicoterapia, assieme a mio marito, che nel frattempo ero riuscita
a far ricoverare ed ora era anche lui in sobrietà, mi ha liberato
da quella sofferenza.
Comunque è verissimo che da soli non si riesce a smettere di bere,
quali che siano le motivazioni, perché anche durante quel periodo
di semi-astinenza autoimpostami, ogni tanto alla sera ancora bevevo, raramente
certo, ma cadevo letteralmente per terra. Tre volte i miei figli, a turno,
mi hanno portata al pronto soccorso, dove però stranamente nessun
medico ha dato importanza al mio essere alcolista e disperata: si sono
sempre limitati a ricucirmi tagli e a farmi radiografie, rimandandomi
a casa senza ulteriori domande.
Vorrei tanto che tutti quelli che lavorano al pronto soccorso abbiano
invece parole di fermezza e di speranza per chi ci arriva così
disperato. Poi l'incontro con il dott. Morelli, che mi ha detto semplicemente:
lei non deve più bere, per sempre! Parole semplici, ma assolute.
Ma non ero più sola, partecipavo ai gruppi, avevo mio marito per
la prima volta dopo tanti anni presente, vicino a me, con la coscienza
lucida. Ho sentito proprio, nella mia organizzazione psicologica, muoversi
qualcosa. Di nuovo rifletto sull'umiltà: l'umiltà di dire
grazie a tutti i medici ed i compagni che ci sostengono nella nostra sobrietà
quotidiana.
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10
- Continua la storia di Anna
Ho
terminato i cinque anni programmati di sedute settimanali di psicoterapia
di gruppo.
Non ho mai fatto ricadute, ma se il desiderio di bere in modo smodato
è un lontano ricordo,
è molto vivo in me il male che l'alcol mi ha fatto.
Voglio custodire questa certezza per tutta la vita. Voglio vivere sobria
e possibilmente serena.
Se il mio obiettivo centrale prima era non bere, ora è leggermente
mutato: vivere la sobrietà in tutta la sua pienezza. Prima di tutto
sono scomparsi i dubbi, tipo cosa diranno gli altri se non bevo alcolici,
come giustificarmi, ho paura di essere giudicata diversa o stramba; ora
mi sento in mezzo a tutti, famiglia, amici, vicini di tavolo al ristorante,
così normale, così a mio agio, che non capisco più
quelle stupide paure. Ho lasciato i compagni di gruppo, ma non mi sento
sola com'ero una volta: quei compagni ci sono sempre, posso telefonare
loro nei momenti di scoraggiamento, posso ricorrere al medico, che mi
ha seguito in tutti questi anni, quando voglio, posso cercare in me quelle
risorse che ho imparato a riconoscere. Come avviene ad ogni partenza,
sento tristezza nel lasciare il gruppo, ma nell'ultima seduta tutti mi
hanno detto parole piene di affetto e di incoraggiamento, che mi hanno
fatto tanto bene al cuore. Mi hanno dato una sorta di viatico, del sostentamento
per affrontare il viaggio da sola: ognuno mi ha espresso un personale
parere sui punti sui quali devo ancora lavorare, per migliorarmi, per
continuare ad impegnarmi nel mestiere di vivere.
Sono molto grata a loro e soprattutto al dottore che ho sempre sentito
vicino, nei momenti del dubbio e dello scoraggiamento. Lasciandoli, ho
detto loro che non mi sentivo forte, al punto che certamente non avrei
mai più bevuto. Ho promesso che mi impegnerò a seguire tutte
le regole imparate al gruppo, questo sì per sempre, che non terrò
mai alcolici in casa, che eviterò le situazioni di rischio, che
ora mi sono chiare, che starò lontana con tutte le mie forze dal
primo bicchiere.
Ho detto loro che non solo sento di aver cambiato lo stile di vita, ma
molto di più: mi è cambiata la visione del mondo. Ora, con
occhi ben aperti, vivo la mia vita profondamente sobria e ho voglia di
attaccare questa mia convinzione a chi vedo in pericolo. Come prima si
vedeva il mio alcolismo, così voglio che ora tutti vedano e riconoscano
la mia sobrietà, perché è un bene grande che voglio
condividere con tutti quelli che amo. Ho detto ai compagni che parto con
la consapevolezza della mia fragilità: questo è un punto
importantissimo che ho imparato al gruppo. Sentirsi fragili per innalzare
sempre più barriere difensive contro l'alcol, non sentirsi forti
tanto da sfidare l'alcol.
Fragilità non significa debolezza, per me è la presa di
coscienza di non essere onnipotente, è lo stimolo a chiedere con
umiltà aiuto agli altri nei momenti dello sconforto, e non al vino,
è la spinta ad impegnarmi sempre ad alzare mille barriere, a proteggermi,
anziché buttarmi stupidamente allo sbaraglio. La mia fragilità
sarà la mia forza per restare sobria.
Ho detto anche che la sobrietà che ci conquistiamo, giorno dopo
giorno, non è una cosa statica, che quando c'è, resta così
per sempre: al contrario va continuamente alimentata e credo che il suo
nutrimento siano la solidarietà, la ricerca del bene, l'amore.
E poi non dimenticherò mai che la sobrietà che mi sembra
una mia conquista, è soprattutto un dono: l'aver incontrato il
medico giusto, l'aiuto di tutti i compagni che ho frequentato nei cinque
anni di sedute, l'aiuto di mio marito e dei miei figli, la comprensione
di tanti amici. Quindi mi sento il dovere di conservarla con tanta cura,
come si fa coi regali ricevuti, più cari e preziosi.
Ringrazio tutti per questo dono e lascio il gruppo con la promessa di
vivere sobria e possibilmente serena.
Anna
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11
- Una pagina della storia di Anna e Luca
Questo
è un inno alla vita, scritto dopo un anno di sobrietà di
mio marito.
Vorrei che tutti gli amici del gruppo fossero presenti.
Vorrei che Luca mi ascoltasse con attenzione profonda.
E' ancora tanto vicino il tempo della mia disperazione.
Eppure è passato un anno.
Ora ho il cuore pieno di speranza.
Solo pochi mesi fa ho ceduto di fronte al dolore che provavo nel vedere
Luca così abbrutito dall'alcol, che ho sperato che morisse. Ho
provato per lui rancore e poi odio.
Ora il mio amore fiorisce per lui, di giorno in giorno.
Ho visto la tristezza sul viso dei miei figli.
I loro volti cupi, come di chi si sente abbandonato o peggio, tradito,
e ho sentito la colpa, grave e pesante, di non essere più la mamma,
di cui avevano bisogno e diritto di avere: anch'io spesso bevevo con Luca.
Adesso i nostri figli si rivolgono a noi come sempre nel passato, con
le loro mille esigenze, sicuri di essere aiutati e, spesso, con un sorriso.
Li abbiamo ritrovati: adulti, con un dolore che sembra aver lasciato in
loro, solo un passo avanti verso la maturità e l'autonomia. Sanno
che possono farcela anche da soli.
Sanno che non devono perdere mai la speranza di migliorare situazioni
insostenibili.
Ma io dove sono stata in questi ultimi anni?
Tra la nebbia dell'alcol e della disperazione ho camminato disorientata
e sola, mi sono scontrata con macigni, che volevo spostare con caparbietà
e inutilmente.
Ora mi accorgo di camminare su una strada, ancora in salita e acciottolata,
che ha però una meta precisa, con l'aiuto di gente amica e con
lo spirito libero di scegliere, di fare critica, di orientarsi..
Devo tanto a Luca per questo primo anno di sobrietà che mi ha regalato
ed essendo sobria anch'io,
Ce lo siamo regalati e credo che sia stato il dono più intelligente
che potessimo scambiarci nella nostra vita matrimoniale.
Anna
e Luca sono ormai arrivati a cinque anni di sobrietà: hanno imparato
tanto dal terapeuta e dal gruppo, hanno delle valide barriere e tanti
punti di riferimento, che un tempo non avevano.
Sanno che questo traguardo è solo un nuovo punto di partenza.
Dovranno continuamente seguire le regole apprese , lottare ogni giorno
della loro vita contro l'impulso a bere, non abbassare mai la guardia,
non sentirsi guariti, ma sempre alcolisti in sobrietà.
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12
- Preghiera della serenità
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PREGHIERA
DELLA SERENITA'
Signore,concedimi la serenità di accettare
le cose che non posso cambiare
Il coraggio di cambiare quelle che posso
E la saggezza di conoscerne la differenza
( preghiera anonima presente
presso tutti i popoli della terra )
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13
- Le foto di Anna
Quando,
durante la frequenza al gruppo, ho fatto varie volte la segretaria, mi
piaceva accogliere i nuovi arrivati con un cartoncino di benvenuto, non
solo, ma che contenesse una frase a dimostrare un concetto importante
per l'alcolista che vuole curarsi ed un'immagine, poiché ritengo
che una foto colpisca in maniera diretta e facile da leggere. Penso anche
che il bigliettino sia restato, per le persone che ho incontrato, non
solo come riflessione momentanea, ma forse nel tempo, nel momento dello
scoraggiamento, un aiuto ad andar avanti, a non dimenticare quanto
appreso durante la terapia di gruppo. Questa è la mia speranza.
Per il lettore di Internet queste immagini possono fare bene al cuore
disperato.
C'è
sempre nella nostra vita, un momento in cui la porta si apre e lascia
entrare il futuro.
La vita è fatta di incontri: il fatto fondamentale non è
l'uomo, ma l'uomo e il suo prossimo.
Io
ho incontrato, in un momento buio, un medico che mi ha aiutata,
dei compagni che mi hanno dato una mano: da questo incontro è
nata la mia sobrietà.
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Sapere
che c'è qualcuno da qualche parte, dal quale ti senti compreso
malgrado le distanze o i pensieri inespressi, fa di questa terra
un giardino.
Il
gruppo serve a questo: non sei più solo , altri soffrono
come te, altri pensano di non riuscire mai più a liberarsi
dall'alcol, ma ci sono tanti gruppi che mettendo insieme la loro
povertà, raggiungono la sobrietà e la mantengono e
sono pronti ad aiutarti, con una comprensione che nessun altro ti
può dare.
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| Si
può sempre ripartire.
Una
barchetta con due remi, pronta a raggiungere una meta precisa, è
sempre pronta per chi è ricaduto, basta non scoraggiarsi
e riprendere a remare, verso la sobrietà, che nella foto
si concretizza in un'isola ben chiara, accogliente, e non tanto
lontana. Non scoraggiarti
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Ho
scelto la speranza.
Certo
l'alcolista deve fare una scelta, se vuole davvero curarsi: prima
di tutto non dare retta a chi dice che l'alcolismo è incurabile,
poi frequentare i gruppi, dove vede gente sobria, che ha fatto la
sua scelta di curarsi davvero e i fatti lo dimostrano . Bisogna,
però crederci: io ho scelto la speranza.
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| Quando
un cuore si dona a un altro, lì accade un prodigio.
Nel
gruppo si parla, si dona noi stessi agli altri, e nella comprensione
reciproca nasce il prodigio della sobrietà. Certo occorre
come cosa più importante della reciproca comprensione, la
reciproca fiducia.
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Il
gruppo è come un fiore di magnolia: i petali delicati, ma
resistenti raccolgono la rugiada della notte e la trattengono a
lungo, come le nostre lacrime, il nostro dolore e poi, attorno ai
fiori si sparge uno stupendo profumo.
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| Tutta
la vita è un viaggio insieme.
La
via è lunga, camminiamo insieme.
La via è difficile, aiutiamoci a vicenda.
La via è piena di gioia e dolore, condividiamola.
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Il
deserto dell'anima dell'alcolista attivo, con la sobrietà si
riempie di vita. |
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Non stancarti
di andare.

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