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La
testimonianza dei familiari di alcolisti, ora in sobrietà:
Francesco

1
- LETTERA DI UN FIGLIO DISPERATO PER LA PROPRIA IMPOTENZA
DI FRONTE ALL'ALCOLISMO DEL PADRE CHE AMA TANTISSIMO
Caro
papà,
mi è difficilissimo scriverti questa lettera, ma sento che è
necessario.
Non so se quando la leggerai sarai lucido o un po' "annebbiato",
ma spero che comunque riuscirai a capire, perché è importante.
Troppe volte ormai ho cercato di dirti di smetterla di bere e di rovinarti,
ma tu, forse perché non puoi, non mi hai mai ascoltato. Spesso
ti sei arrabbiato e hai sostenuto che sono arrogante e credo di sapere
sempre tutto io.
Hai ragione tu, non sono stato capace di farti stare meglio e allora me
ne vado.
Non posso più sopportare di vederti buttare via quello che hai
e allora è meglio che mi faccia da parte e ti lasci fare quello
che vuoi.
Anche perché voglio avere un buon ricordo di quello che sei sempre
stato con noi.
Non voglio, papà, arrivare ad odiarti e a vergognarmi di te, perché
fino ad ora sono sempre stato orgoglioso di essere tuo figlio.
Fin da piccolo, sono sempre stato felice quando i miei amici ti conoscevano
e sempre sono stato sicuro di essere più fortunato degli altri,
per averti avuto come papà.
Sei un padre diverso dagli altri, sei sempre stato pronto ad aiutarci
e ci hai sempre dato tutto quello che volevamo, senza però viziarci
o farci credere che tutto ci fosse dovuto.
Siamo cresciuti insieme, papà, ed ho ancora tanto bisogno di te,
perché potremmo darci ancora molto, soprattutto adesso che ho l'età
giusta per affrontare insieme i problemi della vita.
Ma tu, maledizione, non me lo permetti.
Ti chiudi sempre dentro di te e non lasci che nessuno ti aiuti, cosa che
ormai anch'io ho ereditato da te. Che tu abbia avuto un sacco di problemi
nella vita, lo so, e ti ho sempre ammirato per come li hai sempre affrontati.
Ma adesso basta.
Non puoi per nessun motivo fare del male alle persone che ti amano, perché
se no anch'io da grande, mi sentirò autorizzato a trattare male
la mia famiglia, perché da giovane tu l'hai fatto con me.
Non so come faremo ad affrontare tutti i problemi, ma so che insieme possiamo
farcela.
Quello che più non sopporto di te, è che sembra che tu non
faccia tutto, e dico tutto, il possibile per uscirne ed io più
del mio affetto non posso darti.
Ed è per questo che me ne vado, perché tanto non ti accorgi,
spesso, neanche se ci sono, e così posso mantenere un buon vecchio
ricordo di te. Forse sto sbagliando, ma non ce la faccio più, sto
troppo male a vederti tornare a casa che barcolli e cominci a dire cose
cattive.
Cerca di vivere, papà, io ci sarò sempre se tu mi vorrai,
ma non mi chiedere di stare con te adesso, sentendomi solo un peso.
E quando passi davanti alla mia stanza, pensa se valgo di più io
dello sforzo che devi fare per stare meglio. Se no, ti vorrò sempre
un sacco di bene, ma a distanza.
Francesco
Fine
marzo 1996

2
- SECONDA LETTERA DI FRANCESCO DOPO DUE ANNI
DI SOBRIETA' DEI GENITORI
Queste
poche righe ve le starà leggendo mia mamma, perché io non
potrò essere lì con loro, ma forse è meglio, perché,
a volte, è più facile scrivere certe cose che dirle a parole.
Non so esattamente quanto sia passato da quel periodo assurdo e tremendo,
ma mi sembra già un secolo e questo è incredibile.La nostra
famiglia era veramente al limite e lo eravamo certamente io e mio fratello,
che non riuscivamo a vedere nessuna possibilità per uscire da questo
incubo.
Non credo che serva nessun particolare, perché tutti quelli che
sono seduti lì oggi, lo sanno e i ricordi, soprattutto se brutti,
non servono a nulla.
Non avevamo due genitori, ma solo due persone da tenere sempre d'occhio,
di cui non ti potevi più fidare, di cui spesso ti vergognavi e
questo è quello che faceva più male.
E' indescrivibile il dolore che si prova a vedere i propri genitori, che
tu sai essere stupendi, ridotti così, ma è ancora di più
la rabbia che ti prende per non poter cambiare le cose. Il senso d'impotenza
ti rende furioso, ma contro i fantasmi non si può lottare e allora
si arriva al punto che hai voglia di arrenderti e credi di essere capace
solo di odiare.
Ma ecco, all'improvviso il miracolo (ma è un miracolo strano che
non ha nulla di religioso, poiché io non credo in queste cose).
All'improvviso ho di nuovo due genitori, ho di nuovo due persone che posso
ascoltare, con cui posso parlare, di cui non mi devo più vergognare.
E all'improvviso tutto torna di nuovo stupendo, e il passato torna ad
essere solo passato.
Non riesco ancora a capire cosa sia successo, di chi sia il merito e se
può funzionare per tutti.
So solo che ha prevalso la voglia di vivere, perché quella di prima
non era vita.
Non lo ho mai detto ai miei genitori, ma adesso devono sapere che li amo
ancora di più per la fatica che hanno fatto e stanno facendo per
stare bene, perché in fondo lo stanno facendo anche per noi.
Non c'è nemmeno una briciola di odio e risentimento per quello
che è stato, perché è ancora più bello ed
incredibile quello che ci stanno dando adesso. Soprattutto ho scoperto
di avere un papà stupendo, che questa malattia mi aveva fatto forse
un po' odiare, perché sapevo quanto ancora poteva dare a tutti,
ma lui non ne aveva più voglia. Non so come spiegarlo, ma anche
solo vederlo accompagnarmi alla porta, quando vado via, mi sembra una
cosa meravigliosa e perciò vi faccio immaginare tutto il resto.
A mia mamma non posso che dirle che ho sempre saputo che era stupenda,
solo che se lo era dimenticato e allora è giusto che qualcuno ogni
tanto glielo ricordi.
Se adesso, seppur con mille problemi e difficoltà, sono felice
e so di poter affrontare il mondo, lo devo solo a quelle due persone che
sono lì oggi e che sono fiero siano i miei genitori ed è
solo questo che non potrò mai dimenticare.
Vi voglio bene
Francesco
E
so che tutto questo è anche da parte di mio fratello
( lettera letta alla riunione di Natale 1998 alle Betulle)

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