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Gli
alcolisti in sobrietà si raccontano: Luca
- Testimonianza
di un alcolista in astinenza
- Riflessioni
nel tempo: 2 mesi di astinenza
- Riflessioni
nel tempo: 5 mesi di astinenza
- Riflessioni
nel tempo: 8 mesi di astinenza
- Riflessioni
nel tempo: 10 mesi di astinenza
- Riflessioni
nel tempo: 1 anno e mezzo di astinenza
- Riflessioni
nel tempo: 3° Natale in sobrietà
- Riflessioni
nel tempo: 3 anni e 70 giorni di sobrietà
- Riflessioni
nel tempo: 4 anni di sobrietà
- Ultima
relazione dopo cinque anni di terapia di gruppo

1
- Testimonianza di un alcolista in astinenza da un anno
Mi
sono accorto, dopo tanti anni che mi sono formato una famiglia, che essa
è il fulcro della mia vita,anche se l'alcol stava erodendone le
basi, dalle fondamenta.
Eppure con tutte le difficoltà che abbiamo passato, il ricordo
della vita trascorsa è un ricordo buono:
l'attaccamento ai figli,che avevamo voluto subito, è ancora qualcosa
che mi commuove, il vederli bambini correre felici e giocare, quel pensiero
(che avevo in comune a mia moglie) che solo l'esempio di noi genitori
e non tante parole,avrebbero inculcato in loro quelle massime di generosità
e di amore, che in chiesa ci sembravano spesso vuote. Mi commuove il ricordo
di averli visti crescere con pochi problemi e con tante soddisfazioni
che ci hanno sempre dato.
Poi la brutta bestia che mi si è attaccata addosso: in un primo
tempo, poiché non mi ubriacavo, pensavo di essere un forte bevitore,
ma come tanti altri, anzi un Santo Bevitore, poi la sequenza dei ricoveri,
del bere fin dal mattino per reggersi in piedi, le umiliazioni del non
ricordare e piano piano, l'accorgersi del proprio spaventoso egoismo,
del non tener conto di nulla, denaro, lavoro, impegni sociali, e tutto
per quella infernale rincorsa a cercare ciò che non avrei mai potuto
trovare: un po' di serenità, che io non avevo più.
E i figli che non riconoscevano più in quell'essere straziato,
torvo in viso e ingrassato malamente, il padre a cui avevano voluto tanto
bene corrisposto. Io, indifferente a tutto: a vederli andarsene di casa
e a mia moglie che, senza più forze, sempre rimaneva attaccata
a me con un filo sempre più sottile e la sua speranza mai morta.
Infine le Betulle, come ultima spiaggia, dopo aver consultato decine di
medici, non esperti in algologia. Era il momento per ripartire. Ma poi
ricordo la diffidenza nei primi giorni di ricovero, le prime sofferte
settimane da sobrio, con l'ansia, poi il difficile inserimento sul lavoro.
Ora ecco le prime soddisfazioni, bellissime e insperate: i nostri figli
che dimostrano di poter ricredere in noi, in una famiglia unita, pur vivendo
giustamente la loro vita e il riprendere piacere alle cose abbandonate.
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2
- Riflessioni nel tempo: 2 mesi di astinenza
Sono
in sobrietà da due mesi e ho deciso di raccontarvi un po' di me
stesso: mi ricorderò sempre la prima volta, quando uscito da un
mese di ricovero, (già i fatidici 21 giorni per me non erano stati
sufficienti e, sebbene di malavoglia, avevo accettato di restare una settimana
di più del previsto), da un ambiente così super protetto,
senza tentazioni, mi ritrovavo a vivere la vita di tutti i giorni, il
lavoro soprattutto. Sono giorni di ansie terribili, che mi torturano per
lo più al mattino, o al risveglio pomeridiano durante tutti i week-end,
mi pesano i sensi di colpa, sul lavoro mi trovo in arretrato e con delle
lacune di memoria spaventose. Reggono bene le barriere che mi sono posto
per non bere, l'aver parlato chiaramente del mio problema con i collaboratori
e con gli amici, l'aver bandito ogni traccia di alcol da casa (questo
mi dà molta sicurezza), l'Antabuse, che mia moglie mi somministra
ogni mattina. Il partecipare ai gruppi due volte alla settimana mi serve
a sciogliere i nodi di questo terribile e inguaribile male, che è
l'alcolismo. E' inguaribile, ma è curabile: ora mi pare vero. Infatti
sono riuscito a muovermi in circostanze, che solo alcuni mesi fa, non
sarei stato assolutamente capace di gestire.
Vorrei ora parlarvi dei miei rapporti col gruppo: sono di indole piuttosto
taciturna e spesso non riesco ad inserirmi nel dialogo, come vorrei. Il
gruppo però mi fa riflettere, anche perché ci sono spesso
persone nuove, che raccontano le loro storie, facendomi rivivere i momenti
terribili dell'alcolismo attivo, rafforzando così la mia determinazione
a non toccare mai più il primo bicchiere.

3
- Riflessioni nel tempo: 5
mesi di astinenza
La
mia sobrietà continua da cinque mesi: ora nella mia vita rimane
una forte ansia, soprattutto nei confronti del lavoro. Tutti tendono a
dirmi che devo prendermela con calma , ma penso di avere una grossa quantità
di orgoglio, per cui vorrei fare tutto e subito e mettermi alla pari,
rispetto al vuoto degli ultimi mesi buttati via nella corsa all'alcol
e al mese di assenza dovuto al ricovero; questo mettermi alla pari, oggi
supera le mie forze, così dormo poco, ho sudorazioni improvvise,
penso ai problemi in modo ossessivo, dedicando poca attenzione alle esigenze
degli altri. Mi atterriscono ancora i vuoti di memoria dei tempi in cui
bevevo, e mi ritornano i sensi di colpa verso i famigliari. Il mio comportamento
ha creato un clima di tensione che ha allontanato i miei figli da casa
e condotto mia moglie all'esaurimento. Devo però dire che, a parte
questo, ora il mio animo è un poco più sereno e spero proprio
che questo senso di ansietà si plachi, come già sta avvenendo
in parte, e che la frequentazione dei gruppi non rimanga uno sterile sacrificio,
ma mi aiuti concretamente, mantenendo sempre alto il desiderio di restare
sobrio. Noto che chi ha anzianità di sobrietà tende a portare
i problemi dell'alcol come se fossero superati, però sento parlare
di ricadute anche dopo cinque anni. Sarebbe interessante conoscere i tipi
di difficoltà a cui sono andati incontro sia nei primi periodi,
sia avanzando nella sobrietà. Sono infine molto contento di partecipare
ai gruppi con mia moglie, con cui è possibile uno scambio di opinioni
immediato e competente, perché anche lei è partecipe di
questo percorso, che ci accomuna e ci riavvicina.

4
- Riflessioni nel tempo: 8 mesi di astinenza
Sono
sobrio da otto mesi : le problematiche che ci vengono poste nel gruppo
sono sempre nuove e coinvolgenti. I miei problemi certe volte mi sembrano
stupidi e le mie ansie ridicole, di fronte alle angosce che tormentano
alcuni compagni. Non dimentico, però, le terribili sofferenze che
ho passato io e che ho fatto passare agli altri, quando ero attivo. L'alcol
è una malattia che coinvolge te stesso e le persone che ti stanno
accanto, ma in te stesso devi trovare la risposta risolutrice. Io adesso
non mi sento ancora fuori dal problema, anche se non bevo più e
non ne sento più il bisogno; mi sono creato delle barriere, ma
devo dire che ancora qualche frazione di rincrescimento di non poter toccare
il vino, anche se per brevissimi istanti, mi coglie ancora. Devo però
lavorare a lungo, perché tutto il mio stile di vita si adegui al
cambiamento che la sobrietà richiede. Conto molto nelle riunioni
di gruppo, dove i problemi vengono a galla e dove regna un clima di autentica
solidarietà, anche se, a volte, vengono usati toni un po' bruschi.
Mi sembra già lontano il tempo del mio ricovero, quando la dott.
Banfi mi vedeva come una montagna che non voleva muoversi , e che io ho
trattato a volte malamente, perché non riuscivo o non volevo trasmetterle
messaggi positivi di me stesso. Mi ricordo anche la cocente delusione
che provai, quando il dott. Sforza mi disse che avrei dovuto trattenermi
una settimana in più del programma previsto, poiché non
ero ancora convinto di essere un alcolista. Mi ribellai, dicendo che me
ne sarei andato via ugualmente. Dovetti riflettere a lungo, anche con
mia moglie: evidentemente non avevo ancora capito nulla della mia reale
situazione, né della gravità del mio problema, ma fu proprio
quella decisione così sofferta di restare a far diventare quella
violenza che avevo sentito verso di me, il motore per riflettere con la
massima attenzione a tutto il modo di vita, che mi avrebbe portato ad
affrontare la mia debolezza. Mi si rivelò tutto ad un tratto, quanto
tempo avevo perso della mia vita, quanti inutili sforzi non coordinati,
che mi avevano portato via tutti i precedenti ricoveri, in altre cliniche
e ospedali, in cui mai mi era stata prospettata una terapia di gruppo
ed una seria presa di coscienza del mio alcolismo, ma si erano limitati
ad un'effimera disintossicazione fisica, a cui facevano immediatamente
seguito nuove e maggiori bevute. Vi ho raccontato questa mia esperienza,
per dire come, a volte, attraverso lo scontro e la durezza si ottengono
risultati terapeutici, poiché i medici sono riusciti a farmi riflettere
profondamente sul mio essere alcolista.

5
- Riflessioni nel tempo: 10 mesi di astinenza
Sobrio
da dieci mesi, ho fatto uno strano sogno, anche se sognare è normale,
questo va raccontato: entravo in un bar, tutto allestito con bottiglie
di un liquore, che a suo tempo mi piaceva molto; le bottiglie si riflettevano
come a danzare in un'enorme specchiera; un barista, tutto azzimato, stava
dietro un bancone d'ottone. La mia faccia pure si rifletteva nello specchio:
avevo i capelli irsuti e occhiaie profonde. Il barista mi chiese: "Vuole
il solito?". Feci di sì e mi versò dalla bottiglia
danzante il liquore che bevvi con golosità. Si andò avanti
così a lungo: io bevevo, le bottiglie ballavano, stavo piano piano
piegandomi sul bancone, il barista rideva, rideva. Disse: "Abbiamo
battuto la tua volontà e anche l'Antabuse". Mi prese un colpo,
i miei capelli nello specchio divennero tutti grigi, mi pesava una pancia
enorme, presi una bottiglia e la sfasciai nella specchiera. Mi risvegliai
in un bagno di sudore. "Perché?" mi dicevo, "perché?":
era un sogno perverso, ma io ci sono stato male.
Il mio umore va ad ondate : alcune volte mi sembra che tutto il mondo
ce l'abbia con me, altre volte invece mi dico che tutto va meglio e che
non potrò che migliorare. La sobrietà è una conquista
che mi sta impegnando quotidianamente, mi apro alla speranza. Abbiamo
fatto una festa in casa mia, per il mio compleanno, è arrivato
il mezzo secolo, tutta a base di succhi analcolici, ce n'è una
varietà infinita, ed evitando il tradizionale brindisi, senza che
siano mancati il buonumore e l'appetito. Di tutto questo devo ringraziare
mia moglie, che ha organizzato la festa con fantasia e che ha avvisato
gli ospiti che non ci sarebbero stati alcolici per nessuno, perché
questo era il più bel regalo che mi potevano fare. E' molto importante
per un alcolista non avere alcol che giri per casa, perché sarebbe
un'inutile tentazione.

6
- Riflessioni nel tempo: 1 anno e mezzo di
astinenza
Ho
un anno e mezzo di sobrietà: in famiglia i figli crescono e non
vi nascondo che la mia preoccupazione è grande per loro, perché
hanno caratteri opposti tra loro. Uno è chiuso, è più
somigliante a me, l'altro aperto e simile alla mamma, ma ho paura per
le difficoltà che dovranno affrontare nella vita: le loro strade,
già ben inserite negli studi, presentano lunghi anni, prima che
vedano i frutti dei loro sforzi e non sarà prima dei trent'anni
che penso che si possano rendere economicamente indipendenti, rimanendo
così in un ambiguo rapporto, non piacevole per loro e fonte di
preoccupazione per noi. D'altra parte sono contento che stiano recuperando
molto rapidamente la figura di un padre, che ai loro occhi si era eclissato
e forse volevano dimenticare. Ho ancora tanta strada da compiere, anche
perché qualche volta, devo ammettere che mi affiora il desiderio
di bere e devo immediatamente erigere le mie barriere per allontanare
il solo pensiero. Devo riconoscere che il gruppo mi è di grande
aiuto: mi spiace che a volte io parli poco e questo penso che sia dovuto
al mio carattere introverso, che spesso mi blocca, anche quando vorrei
intervenire, poi mi sembra che quello che avrei da dire sia poco interessante.
Telefono ai compagni poco, per non dire nulla, e questa è certamente
una pigrizia da alcolista, che per ora non riesco a superare. Invidio
chi, pur tra mille difficoltà, riesce a buttar fuori quanto gli
preme dentro, e penso che in tutti noi ci sia qualcosa che preme e fa
male, ma forse per pudore non vogliamo rivelare. In ogni caso chi mi sta
attorno, mi sa comunicare motivi di riflessione, che mi aiutano a confrontarmi
con me stesso.

7
- Riflessioni nel tempo: 3° Natale in sobrietà
E'
il terzo Natale che vivo in sobrietà: ci ritroviamo dopo la pausa
delle vacanze, che spero sia stata per tutti un periodo di serenità.
Non sempre le feste coincidono con i periodi più felici, per noi
alcolisti, proprio perché ci ricordano periodi di grandi bevute,
e spesso ci sembra che l'allegria altrui dipenda proprio dal clima creato
dall'alcol. Noi siamo andati a Parigi e devo dire che se in Italia il
fenomeno bere sembra in regresso, non altrettanto succede in Francia,
dove in ogni ristorante, in ogni bar, la gente ha sempre accanto la bottiglia,
sia di vino che di birra. Allora devi pensare a tutte le altre cose belle
che ti circondano ed immergerti nel clima artistico di questa splendida
città, andare a rivedere quel film di tanti anni fa, che ti era
sfuggito, rivedere quel tal museo o quella mostra che tanto ti interessa.
E' anche un periodo di riflessioni fatte da soli, perché si resta
senza il gruppo ed il terapeuta per un certo tempo. Con mia moglie abbiamo
spesso ricordato tempi felici e tempi di degrado, ma siamo riusciti a
sentire che una nuova serenità si sta instaurando e seppure con
qualche residuo timore, ad esempio di fronte ai cibi un tempo accostati
a vini speciali, ci sembra che le nostre barriere abbiano acquistato una
strutturale sicurezza.

8
- Riflessioni nel tempo: 3 anni e 70 giorni di sobrietà
Tre
anni e 70 giorni fa entravo alle Betulle: mi ero scolato, lungo il tragitto,
l'ultima bottiglia di Brandy, consapevole ma ribelle, esaurivo in condizioni
fisiche spaventose un periodo terribile di tre anni, in cui il mio unico
scopo vitale era di trovare una qualsiasi bevanda alcolica, che mi desse
l'illusione di poter tirare avanti, giorno dopo giorno. Stavo mandando
in frantumi la mia famiglia, i figli rifuggivano un padre con cui non
si poteva più colloquiare, mia moglie, che pure mi stava vicino,
aveva accanto un uomo abbrutito, non avevamo più rapporti da lungo
tempo, mi trascinavo da un ricovero all'altro, dove nessuno capiva che
la dipendenza da abbattere era non quella fisica, ma quella della mia
testa. Il mio senso di ribellione era molto profondo, la mia partecipazione
ai gruppi interni alle Betulle era diligente, ma non convinta, mi infastidiva
la presenza continua dell'assistente, quasi fossi un incapace che doveva
essere accudito, i colloqui con la dott. Banfi mi davano un senso di frustrazione,
perché percepivo che i tasti profondi che andava a toccare, producevano
solo delle risposte evasive, di facciata da parte mia. La salvezza fu
di mettermi di fronte all'aut-aut di restare ancora una settimana o di
andarmene, consapevole di interrompere la cura. Il restare mi costò
uno sforzo enorme, ma fu in quella settimana che le mie barriere negative
caddero: potei sfogarmi e piangere nei gruppi, e annunciare la mia resa.
L'alcol era diventato il nemico mortale , contro cui la mia vita futura
avrebbe dovuto combattere. Niente sarebbe stato più simile a prima,
andavano riscoperti, pur nella continuità della vita quotidiana,
ideali diversi; trovare nella quotidianità valori che mi facessero
dimenticare le abitudini di un tempo. Prima di tutto la mia famiglia:
mia moglie veniva con me ai gruppi, terminato il periodo di ricovero,
e anche lei aveva abbandonato l'alcol, di cui a volte abusava: questo
vivere insieme l'esperienza del gruppo ci ha molto aiutato e dopo i timori
iniziali, c'è stato un meraviglioso ritorno di tenerezza, di affetto,
direi d'amore, che ci ha portato a vivere la sobrietà, senza le
sofferenze di una privazione, ma con il recupero di gioie e di piaceri
dimenticati. I figli, che pure erano usciti di casa, sono tornati a dialogare
e spesso vengono a casa nostra, rispettando sempre la nostra sobrietà,
e devo dire che se pure c'è stato qualche contrasto in passato,
non mi hanno mai rinfacciato il mio bere. Naturalmente la sobrietà
non ha coinvolto solo la famiglia, ma anche il lavoro, le amicizie, dove
il fare chiarezza sulla mia malattia ha facilitato la via del reinserimento,
trovando una comprensione vera e inaspettata. Non vorrei avervi ora presentato
una vita zuccherata e melensa, ma penso che quando nella propria esistenza
si intravedono spiragli di serenità, vadano segnalati e condivisi
con chi è amico, senza con questo chiudere gli occhi di fronte
alla realtà, che resta difficile, ma penso che se anche torneranno
giorni bui, questi momenti resteranno come qualcosa di raggiunto,che non
può andare perduto.

9
- Riflessioni nel tempo: 4 anni di sobrietà
Il
compimento del quarto anno di sobrietà mi impone qualche riflessione.
Credo di aver trascorso questi anni seguendo le poche, ma precise regole
che ci siamo dati: innanzi tutto la sobrietà, la prima ed imprescindibile
regola. Non ci credevo ancora del tutto quando sono uscito dalle Betulle,
ero incerto, spaurito, poi man mano ho costruito le mie barriere, che
a volte anche ultimamente sono state messe a dura prova ed hanno retto.
Non considero l'alcol un problema superato, ma mi pongo con maggiore sicurezza
il pensiero di rimanere sobrio, per tutta la vita.
Strettamente legato alla sobrietà è il cambiamento dello
stile di vita, per esempio nella comunicazione con gli altri, che investe
varie problematiche, come il rispetto dell'altro, che tante volte abbiamo
calpestato, nella nostra fase attiva. Bisogna imparare a comunicare bene,
cominciando da chi ci è stato più vicino e che più
ha sofferto del nostro stato, devo migliorare il modo di comunicare nell'ambito
famigliare, dove credo mi è ancora facile imporre un modello non
irreprensibile, ma certo ben diverso dal lungo periodo di alcolismo attivo.
Nei nostri stati d'animo non c'è più astio, ma si ricerca
una reciproca comprensione, i figli sono tornati ad essere le sorgenti
di affetto di un tempo. Sempre tornando allo stile di vita , pensiamo
a quanto può cambiare il nostro atteggiamento se riusciamo ad eliminare
tutto ciò che contraddistingueva le nostre abitudini da attivi:
gli impulsi in tutti i campi, l'egoismo, il senso di superiorità,
la pigrizia, ecco che tutto questo lo possiamo sostituire con la riflessione,
l'umiltà, la consapevolezza dei propri limiti.
Rifletto sull'importanza di avere dei testimoni di questo mio cambiamento:
il terapeuta ed il gruppo, che mi hanno aiutato, certo, ma che ora sono
indispensabili per andare avanti.

10
- Ultima relazione dopo 5 anni di terapia
di gruppo
Cari
amici,
è con una certa emozione che mi accingo a scrivere quest'ultima
relazione. Era diventata un appuntamento un po' rituale, un modo di fare
il punto su come avanzavano sobrietà e stile di vita e nello stesso
tempo una riflessione sull'andamento del gruppo, sul suo progredire nelle
sue inevitabili difficoltà.
Non volto le spalle a nulla: so che la mia vita futura mi riserverà
ancora prove da superare, ma spero che la ritrovata sobrietà mi
aiuti, con quella calma che mi sembra aver conquistato.
Lascio dietro di me tanti ricordi, tanti volti di persone che mi sono
state care, ricordo i primi tempi ansiosi, il sostegno dei due gruppi
che frequentavo il primo anno, l'esempio di chi aveva tante più
anzianità di me e che vedevo serena all'avvicinarsi della fine
della terapia. Quello è stato un anno difficile, ma è riuscito
a darmi fiducia nelle mie possibilità di riuscita.
Non posso dimenticare che in questi tempi difficili mi è stata
di gran conforto la presenza di mia moglie, che ha percorso con me tutti
i cinque anni di terapia, con una frequenza assidua, e con cui ci siamo
vicendevolmente aiutati nel mettere in pratica le regole del gruppo, né
posso dimenticare la fiducia presto ritrovata dei miei figli, che ci hanno
sempre manifestato, con il loro affetto, di esserci vicini. Di fronte
ad alcune ricadute dei compagni, sono sempre rimasto molto scosso, soprattutto
quando si vedeva, non l'impulso improvviso, ma una sorta di preparazione
e tutto ciò, oltre a farmi soffrire per la persona, mi faceva venire
una grande rabbia.
Passarono anche i tempi dell'Antabuse e fu necessario innalzare barriere
ancora più solide a difesa della sobrietà e intanto bisognava
pensare a mutare lo stile di vita.
Durante le mie ricorrenti crisi depressive, si faceva sentire forte l'impulso
a bere, per lenire, come facevo un tempo, l'angoscia. Sono però
sempre stato aiutato e ho fatto ricorso ad altri mezzi: il medico, le
medicine, il gruppo.
Nelle nostre riunioni, il dibattito sempre vivo sui problemi tipici degli
alcolisti, mi ha aiutato a dominare gli impulsi e ad affrontare con umiltà
le situazioni, ad adeguare il mio carattere chiuso ed introverso ad aprirsi
verso gli altri.
Che cosa vuol dire lasciare il gruppo a terapia ultimata? Al di là
delle persone, cui mi unisce un legame di affetto, vuol dire lasciare
un punto di riferimento, importante nell'arco della settimana; d'altra
parte non si può proseguire all'infinito, specie se si ha coscienza
di avere adempiuto il proprio impegno con correttezza e dedizione, sacrificando
anche altre persone che con grande comprensione hanno rispettato questo
mio adempimento. Spero di aver lasciato in questi anni il mio piccolo
contributo al gruppo e di aver giovato a qualcuno, nella buona e nella
cattiva sorte.
Di una cosa sono certo: al di fuori di questo percorso, mi sarei definitivamente
distrutto; il gruppo è l'unico mezzo per schiodare quella dipendenza
psichica dall'alcol, che è il vero punto da superare. Vorrei ricordarvi
tutti uno ad uno, passati e presenti, ma preferisco avere davanti agli
occhi una foto di gruppo, che vi accomuni tutti, nella tolleranza reciproca
della diversità di caratteri.
Due sole parole, per chi leggerà questa pagina del sito: ero
disperato e mi hanno aiutato.


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