DIPENDENZA DA GIOCO2020-11-20T16:46:27+01:00

I sintomi

I sintomi principali correlati allo sviluppo di una Dipendenza da Gioco d’Azzardo sono i seguenti:

  • Giocare quantitativi di denaro sempre maggiori o con sempre maggiore frequenza
  • La sensazione di dover continuare a giocare per recuperare le perdite
  • La necessità di mentire per continuare a giocare
  • L’occupare la maggior parte della quotidianità con l’attività di gioco o con i pensieri relativi al gioco, ai debiti o alle altre conseguenze derivate da esso
  • La riduzione o la perdita di interessi rispetto ad altre attività o verso le relazioni sociali e affettive
  • La difficoltà o impossibilità di controllare la quantità e la frequenza dell’attività di gioco

Dipendenza da gioco d’azzardo (o ludopatia)

Se sono presenti i segnali di una riduzione o perdita della capacità di controllare l’attività di gioco (ad esempio, gioco frequentemente e con quantitativi di denaro superiori a quanto avessi desiderato e previsto) o se ricevo frequentemente critiche da parte di famigliari o amici circa le mie modalità di gioco, allora potrebbe essere utile chiedere il consiglio di un medico psichiatra, specializzato nelle cure delle Dipendenze da Gioco d’Azzardo.

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Quali sono le cause?

Il colloquio clinico potrà consentire al medico di chiarire l’entità e la natura del problema connesso al gioco e consigliare alla persona e alla famiglia il migliore percorso di recupero.

Esistono inoltre dei questionari autosomministrabili, che possono aiutare chi ne ha necessità ad orientarsi meglio circa la problematicità del proprio comportamento.

Uno di questi è il test per la valutazione del gioco d’azzardo patologico – South Oaks Gambling Screen (SOGS)

  • Se hai risposto “no” a tutte le domande, non hai problemi con il gioco d’azzardo.
  • Se hai risposto “sì” da una a quattro domande, puoi avere qualche problema con il gioco.
  • Se hai risposto “sì” ad almeno cinque domande, la diagnosi di gioco d’azzardo patologico è molto probabile.
TEST DI AUTOVALUTAZIONE

Come diagnosticarla?

La diagnosi di Ansia Patologica si può effettuare grazie al colloquio clinico con il medico (psichiatra) esperto, il quale sarà in grado, grazie all’ascolto del racconto dei sintomi manifestati e ad alcuni approfondimenti relativi alla storia di vita della persona, di dedurne la presenza.
Talora alcuni esami clinici (esami ematochimici, visite specialistiche..) potranno essere utili per escludere e non sottovalutare la presenza di un disturbo organico, che motivi parzialmente o del tutto la sintomatologia lamentata.

È importante imparare a curare e talora a convivere con la propria ansia, onde ridurre il più possibile l’impatto della stessa sulla propria qualità della vita.

Inoltre curare l’ansia patologica significa eliminare un fattore stressante che può essere fattore di rischio per molte altre patologie gravi.

L’ansia può infatti, ad esempio, peggiorare una ipertensione arteriosa, un diabete, una sintomatologia dolorosa, una sindrome depressiva.

Farmaci, ascolto e supporto
nella comprensione e gestione dei sintomi
sono generalmente la combinazione
più efficace e valida.

La terapia

Per poter curare efficacemente l’ansia bisogna aver prima efficacemente compreso i motivi che l’hanno indotta, il suo significato. Aiutare la persona a coglierne il senso significa già aiutare a circoscriverne gli effetti angosciosi e lo spavento connesso (paura di morire, delle malattie, di non farcela, di perdere il controllo).

Il colloquio clinico, anche se volto alla definizione di una adeguata terapia farmacologica, deve garantire sempre alla persona un buon supporto, confronto e ascolto.

Talora sarà utile impostare o consigliare un percorso di psicoterapia, quando le caratteristiche dei sintomi, della personalità e della storia di vita la rendono utile e necessaria.

In altri casi potrà essere consigliata una terapia farmacologica che aiuti a diminuire o anche a eliminare il sintomo ansioso. I farmaci più utilizzati sono le Benzodiazepine (Diazepam, Delorazepam, Bromazepam, Alprazolam, Lorazepam, ecc.) oppure farmaci che aumentano la disponibilità di serotonina, i cosiddetti SSRI (Paroxetina, Escitalopram, Citalopram, Fluvoxamina, Fluoxetina, Sertralina).

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L’ipocondria

CAUSE

L’Ipocondria è correlata ad una errata interpretazione di segnali provenienti dal proprio corpo, come se fossero motivati dall’esistenza di una qualche grave ed inevitabile disfunzione.
Molti fattori emotivamente traumatici possono facilitare la comparsa di insicurezze gravi, tra cui l’idea ossessivo-fobica di poter avere una qualche seria patologia.

SINTOMI

I sintomi dell’Ipocondria possono essere:

  • Frequenti rimuginazioni angosciose circa la natura di alcuni sintomi o presunte disfunzioni corporee.
  • Ideazione ossessiva circa la possibilità di contrarre una malattia.
  • Temere costantemente di poter avere attacchi cardiaci, di aver contratto malattie veneree (es. HIV), di avere un cancro.
  • Sottoporsi pertanto a frequentissime indagini mediche, mai capaci di rassicurare.
  • Cercare ossessivamente su Internet informazioni circa i propri sintomi.
  • Evitare contatti relazionali o altre esperienze per il timore di potersi ammalare.

DIAGNOSI

La diagnosi dell’Ipocondria può essere effettuata dal clinico specializzato attraverso il colloquio clinico e l’ascolto delle preoccupazioni e delle lamentazioni del paziente.

TERAPIE

L’ipocondria può determinare una grave limitazione nella qualità della vita e rappresentare un grave fattore stressante e predisponente per altre problematiche psichiatriche (es. Depressione).

L’Ipocondria può essere efficacemente trattata attraverso un percorso di Psicoterapia (psicodinamica, cognitivo-comportamentale), al fine di meglio comprendere la natura delle proprie angosce e imparare a contenere e governare i pensieri angosciosi correlati.

Talora può essere utile un supporto psicofarmacologico per ridurre il pensiero ossessivo, l’ansia o la correlata depressione.

APPROFONDIMENTI

Dipendenza: Vizio o Malattia?

Spesso capita di sentirsi dire: "Ho il vizio del bere; del gioco, di fumare... "; più raramente invece le persone affermano: "Sono un alcolista; un fumatore dipendente (tabagista); un giocatore patologico".

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