Come aiutare un giocatore compulsivo

Se ci fosse il sospetto o l’evidenza che una persona a noi vicina stia manifestando problemi con il gioco d’azzardo ci si può sentire in dovere o nella necessità di intervenire. Esistono alcune modalità di approccio che possono essere più efficaci:

In primo luogo è bene ricordarsi di tenere bene i piedi per terra, ricordandosi che l’aiuto migliore che si possa dare è quello volto a ricercare il consenso della persona a farsi dare una mano da un professionista specializzato nella cura del gioco patologico, il quale potrà non solo chiarire la diagnosi (gioco problematico, Dipendenza da Gioco..), ma anche fornire supporto, consigli e strategie terapeutiche e di monitoraggio, per percorrere la via terapeutica migliore.

È sempre saggio non pensare di poter risolvere tutto da soli, caricandosi di responsabilità,  aspettative e rischi che alla fine potrebbero, aldilà delle intenzioni spesso lodevoli, nuocere tanto alla persona che si intende aiutare, quanto a se stessi.

In ogni caso è sicuramente utile parlare alla persona delle proprie preoccupazioni relative al suo giocare, ma facendolo quando si è pronti a farlo in maniera schietta, supportiva e non giudicante, al fine di ridurre la chiusura difensiva del giocatore. Questo compito iniziale può già essere particolarmente complesso laddove si sia coinvolti sentimentalmente o materialmente con il giocatore. In questi casi i legittimi sentimenti di paura, rabbia e delusione potrebbero contribuire a creare un rapido cortocircuito comunicativo. Cercare, metaforicamente, di respirare a fondo prima di parlare o di farsi aiutare da altri famigliari o consultandosi prima con un terapeuta possono essere delle buone idee, per massimizzare l’efficacia del proprio difficile obiettivo.

È meglio spiegare il perché delle proprie preoccupazioni, circostanziando quello che si è osservato o si è intuito (ti dico questo.., perché ho osservato queste cose.. e tutto ciò mi spaventa molto sia per te, che per noi..). Si deve essere disponibili al dialogo, ma non alle minimizzazioni dei fatti e delle loro conseguenze. In particolare bisogna assolutamente evitare di farsi carico di debiti o prestiti, in particolare se avvengono all’interno di un clima genericamente fiduciario o peggio ricattatorio e aldilà di un qualsivoglia contratto di gestione e monitoraggio del problema, supervisionato da un terapeuta (meglio) o quanto meno da più membri del gruppo famigliare.

La presenza di prestiti e debiti immotivati è fortemente suggestiva di una problematica maggiore con il gioco, che non va pertanto assolutamente sottovalutata.

Alcune persone potranno in tal modo cogliere l’occasione per aprirsi, raccontando le loro difficoltà. Più spesso tuttavia si incontrerà una notevole reticenza all’apertura di dialogo, con minimizzazioni (ho fatto solo alcuni errori di valutazione ma è tutto sotto controllo; posso smettere di giocare quando voglio; non è una dipendenza, ma solo un modo per svagare la testa dallo stress…), negazioni (ti sbagli non ho mai giocato; è un problema che è tutto nelle tua testa; giocare è normale, chi non gioca ogni tanto..e anch’io faccio lo stesso...) o vere e proprie menzogne (non ho usato quei soldi per giocare, ma per…, è da mesi che non gioco più…, non ho mai perso soldi giocando…).

Nei casi più complicati, dopo un congruo periodo nel quale si è tentato un approccio di dialogo e supporto non giudicante,  solamente una posizione forte e decisa e un severo richiamo all’assunzione di responsabilità (non di colpa!!), riescono ad essere efficaci e talora determinanti (A questo punto devi scegliere: o vai avanti così, ma io non ti seguo più.. oppure andiamo da un professionista a valutare la situazione e a farci curare e allora sarò disposto/a a proseguire con te...    Devi scegliere: o ti fai la tua vita secondo i tuoi criteri, che a parer mio sono troppo condizionati dalla Dipendenza, ma io non interverrò più per parare i colpi che ti darà (prestiti, conseguenze legali, lavorative, scolastiche, ecc..) oppure ci uniamo e ci consultiamo con un professionista che ci indichi come agire..).

Ricordarsi che nella maggior parte dei casi il primo incontro con uno specialista avviene dopo che un famigliare (o più raramente un conoscente, un amico, il datore di lavoro, ecc..) ha preso una posizione di confrontazione severa e sincera.

Ricordarsi che minimizzare, negare e mentire spesso fanno parte della Dipendenza stessa e sono correlate non solo e non tanto ad una precisa volontà della persona, ma addirittura alle conseguenze di un’alterazione neurobiochimica generata dalla Dipendenza, che fa percepire a chi ne è affetto le cose in maniera differente, spesso in maniera irrazionale e senza capacità di adeguata autocritica. Anche alcune caratteristiche caratteriali (orgoglio/vergogna, narcisismo, senso di colpa, ecc) possono facilitare queste modalità disfunzionali di approccio al problema.

Ricordarsi che è improbabile che tutto si risolva in una chiacchierata, seppur ben condotta. Sarà necessario avere molta pazienza, parlandone una prima volta e mantenendo poi aperto il dialogo, aiutando la persona ad aprirsi. È utile chiedere al giocatore di riflettere bene sulla questione e darsi un tempo di osservazione alla fine del quale se ne riparlerà. Non bisogna assillare, ma neanche mollare…

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